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Gaza, continuano i bombardamenti israeliani

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Gaza, continuano i bombardamenti israeliani

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Una punizione collettiva, senza tregua. I bombardamenti israeliani continuano a colpire Gaza con continuità. Un ricorso all’azione militare che ha fatto dire a Ban Ki Moon, segretario generale delle Nazioni Unite, che Israele nonn deve fare un uso eccessivo della forza.

La campagna decisa per ritorsione dopo il sequestro e l’uccisione di tre adolescenti israeliani, ha rapidamente causato più di 80 morti tra i palestinesi, e quasi 600 feriti.

La maggior parter di loro sono stati estratti dalle macerie delle case abbattute con bombe da una tonnellata sganciate dagli F16. Per loro non ci sono ospedali sufficienti. La speranza è che il valico di Rafah, con l’Egitto venga riaperto, per permettere così l’evacuazione dei feriti più gravi.

Gilles Kepel, lei è esperto di Islam, dei movimenti jihadisti e del mondo arabo in generale. E’ una situazione molto complicata quella di cui siamo testimoni in questi giorni, tra Israele da un lato e Hamas dall’altro, con al-Fatah in mezzo. Ognuno possiede una chiave che può influire sul corso degli eventi. Allora cominciamo da Hamas. Il movimento è sempre più isolato, specialmente dopo la rottura con l’Egitto. Dunque queste provocazioni contro Israele sono una fuga in avanti? Che cosa davvero cercano?

Gilles Kepel: Hamas sta giocando una partita complessa. Per prima cosa deve dimostrare che ancora esiste, e che è ancora il simbolo dell’identità palestinese, nel momento in cui ha dovuto rinunciare all’indipendenza accettando di riportare la Striscia di Gaza sotto l’autorità dell’ANP di formare un governo unitario. Anche se ci sono ancora molte armi a Gaza, e se ne possono addirittura fabbricare sul posto, con un Iran più discreto e un Egitto più vigile, Hamas prima o poi dovrà usare le sue ultime risorse.

Euronews: Paradossalmente dopo la riconciliazione tra al-Fatah e Hamas Mahmoud Abbas non ha fatto niente per riprendersi Gaza. Gli abitanti di Gaza si sentono abbandonati e Hamas di fatto si rafforza di nuovo tra i palestinesi e anche in Cisgiordania. Che opzioni sono rimaste nelle mani di Abbas?

Gilles Kepel: Per il momento Mahmoud Abbas non può fare molto, nel senso che politicamentge l’azione non è nelle sue mani. Anzi, si trova tra l’incudine e il martello. Se Hamas è indebolita questo lo aiuta, perché lui è il solo a restare sulla scena. Se al contrario Hamas strapperà una vittoria politica allora dovrà attendere che il movimento subisca una sconfitta politica o militare…

Euronews: In Israele assistiamo a manifestazioni pacifiste ma parallelamente l’estrema destra si rafforza. Siamo passati da slogan come “morte ai terroristi” a “morte agli arabi”. Netanyahu può permettersi di scegliere le maniere forti?

Gilles Kepel: Benjamin Netanyahu improvvisamente si è opposto con nettezza al governo di unità palestinese anche contro il parere di molti suoi consiglieri. In seguito ha fatto montare la tensione pensando di poter infliggere altri colpi determinanti ad Hamas. Il problema è che ciò ha rinforzato coloro che volevano applicare la legge del taglione e questo è cominciato a vedersi dopo l’assassinio del giovane palestinese, perché fino ad allora la legge era dalla parte degli israeliani e le critiche a Israele erano davvero poche e deboli. D’un tratto nell’opinione internazionale il torto si è riequilibrato, e così Netanyahu ha finito per trovarsi in una posizione più difficile, in termini di immagine.

Euronews: Quali sono i rischi, specialmente rispetto ai fondamentalisti che vediamo all’opera in Iraq e in Siria, nell’agire contro Hamas?

Gilles Kepel: Già ci sono jihadisti a Gaza e Hamas non occupa da sola l’intero terreno dell’islamismo. Hamas è in una posizione che potremmo definire centrista, ma questo è cosi anche per il fatto che Hamas recupera le istanze dei Fratelli musulmani, ma ha anche dei gruppi armati che obbediscono alle loro indicazioni politiche, fino a un certo punto. Se Hamas verrà schiacciata questo significherebbe che un certo numero di gruppi armati autonomi non ragionerebbero più in termini politici, ma potrebbero prendere il controllo di Gaza.