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Le tecnologie che sanno dove vogliamo andare e cosa proviamo


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Le tecnologie che sanno dove vogliamo andare e cosa proviamo

Una speranza per chi è affetto da paralisi

Un sistema che permette alle persone in sedia a rotelle di muoversi semplicemente guardando nella direzione che desiderano.

Secondo gli sviluppatori, i ricercatori dell’Imperial College London, questa tecnologia potrebbe rivoluzionare la vita di chi è affetto da paralisi.

Due telecamere captano i movimenti degli occhi e passano i dati al computer, il quale elabora verso quale direzione si sta guardando e fino a che distanza. Il tutto in 10 millisecondi, dando all’utilizzatore una sensazione di istantaneità.

“Gli occhi non sono solo una finestra sull’anima, ma anche sulle intenzioni. Per cui, ad esempio, se voglio andare da questa o quella parte, guarderò proprio lì e lo farò in modo specifico”, spiega il capo del progetto Aldo Faisal.

“Possiamo costruire un sistema in grado di decodificare i movimenti dei nostri occhi. Li osserviamo con un tracciatore ottico e proviamo a dare loro un senso. Il computer interpreta questi comandi e in base ad essi guida la sedia a rotelle”, aggiunge Faisal.

Secondo questo gruppo di scienziati, le tecnologie esistenti che utilizzano le onde cerebrali per controllare le sedie a rotelle prestano il fianco ad alcune problematiche.

Innanzitutto, possono volerci mesi per insegnare a una persona ad utilizzarle. In secondo luogo gli utilizzatori sono costretti a concentrarsi molto per far muovere la sedie a rotelle.

Al contrario, dicono, la loro idea permette il movimento senza sforzi: “Gli attuali software di tracciamento utilizzano spesso un sistema basato su schermo dove si guardano dei punti su un display”, commenta Kirubin Pillay, ricercatore dell’Imperial College London.

“Il problema, in quel caso, è che tutto è molto semplificato e, inoltre, l’attenzione dell’utente viene distolta dal mondo esteriore, aumentando il rischio di non notare, ad esempio, un ostacolo o altre cose sulla propria strada”, conclude.

I test effettuati su persone senza disabilità fisiche hanno mostrato che esse riescono a manovrare la sedia in un edificio pieno di gente in maniera veloce e con meno errori rispetto ad altre tecnologie simili.

Prossima tappa: la prova con i pazienti veri.

Pepper, il robot “empatico”

Costruito dall’azienda francese Aldebaran, Pepper è un robot umanoide progettato per convivere con gli esseri umani.

Pepper riesce a captare lo stato mentale delle persone sfruttando la sua conoscenza delle principali emozioni – come gioia, rabbia e tristezza – e la sua capacità di analizzare le espressioni facciali, il linguaggio del corpo e la scelta delle parole.

In pratica, può indovinare il nostro umore e adattarsi di conseguenza.

“I robot sono in grado di capire se di fronte hanno un’emozione positiva o negativa, questa funzione esiste già. Sanno se la persona davanti a loro è felice o triste. Non sono in grado però di distinguere se è depressa o nervosa: sanno solo se prova un sentimento positivo o negativo. Il che, già, non è male e apre la strada a molte possibilità”, racconta Bruno Maisonnier, numero uno dell’azienda.

“A poco a poco, per conto nostro o con l’aiuto della comunità scientifica, potremo allargare il tutto ad un’ampia gamma di emozioni”, conclude.

L’amministratore delegato di Aldebaran sogna un futuro in cui milioni di robot possano diventare i migliori amici degli esseri umani.

I robot sono stati volutamente creati per essere amichevoli e con un aspetto simpatico al fine di mettere a proprio agio gli esseri umani all’idea di una relazione emotiva con i loro nuovi amici.

“È una vera connessione quella che si crea. Però, con degli oggetti”, dice Maisonnier.

“Possiamo provare sentimenti per degli oggetti, possiamo amare degli oggetti? Ecco il punto prosegue. Un robot è un oggetto, un tipo specifico di oggetto. È una creatura artificiale, ma è comunque un oggetto. Possiamo amare degli oggetti? Basta vedere i bambini coccolare i loro giocattoli, i loro orsetti di peluche: certo che è possibile amare un oggetto e avere sensazioni emotive a riguardo. Ma solo se c‘è una storia emotiva, un background emotivo comune”.

Da Aldebaran annunciano anche l’apertura di un “app store” grazie al quale i programmatori potranno sviluppare nuove funzioni per Pepper.

Il robot sarà messo in vendita in Giappone a partire dal prossimo febbraio, ad un prezzo di circa 1.400 euro.

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