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Medio Oriente: il timore di una terza intifada

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Medio Oriente: il timore di una terza intifada

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La comunità palestinese è in subbuglio e in diverse città israeliane si sono verificati scontri. La conferma che l’adolescente palestinese ucciso a Gerusalemme è stato bruciato vivo non fa che aggravare una situazione già difficile in Medo Oriente. Diversi osservatori invocano la possibilità di una terza intifada.

Il corrispondente di Euronews Mohammed Shaikhibrahim è andato a sondare il terreno in Cisgiordania, tra Hebron e Tulkarem, dove ha chiesto il parere degli abitanti:

“La percezione è che non vi sarà una terza intifada – dice un palestinese -. Vi sono tanti interrogativi, anche sulla nostra capacità di resistere. È una situazione complicata per la società palestinese, abbiamo abbastanza armi? Abbiamo un’organizzazione adatta? Non credo vi sarà una terza intifada, è molto difficile”.

“La situazione è difficile – spiega un altro palestinese -, tutto è bloccato, non possiamo più lavorare all’interno di Israele, le città palestinesi sono isolate le une dalle altre, non credo vi sarà una terza intifada”.

A Gerusalemme sono andate in scena due manifestazioni di protesta, documentate dall’inviato di Euronews Luis Carballo.

Una è stata inscenata da un centinaio di sostenitori della linea dura dello Stato ebraico contro Hamas, organizzata da un gruppo radicale, Lehava, molto attivo dall’uccisione dei tre ragazzi israeliani rapiti e trovati poi morti.

Di altro tenore la manifestazione promossa da un gruppo pacifista, organizzata con lo scopo di chiedere al premier israeliano Benjamin Netanyahu di agire nel segno della pace e di non promuovere alcun attacco massiccio contro Hamas.