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Ue-UK: la cronistoria di una coppia mal assortita

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Ue-UK: la cronistoria di una coppia mal assortita

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I no britannici all’Unione europea si iscrivono in una lunga lista. Per ben 4 decenni Londra mette avanti la specificità d’Oltremanica.

Eccezione fatta negli anni Sessanta, quando corteggia spudoratamante l’idea di entrare nel mercato comune europeo.
Inoltra la propria candidatura, ma a bloccarla per ben due volte è il Generale de Gaulle nel 1963 e nel 1967.

Londra dovrà aspettare la pensione del generale per entrare nel club comunitario, cosa che sarà fatta nel 1973.
L’entusiasmo britannico, per beneficiare della zona di libero scambio, si mitigha velocemente di fronte alle richieste dei partner europei di estendere la collaborazione al di là della semplice soppressione delle barriere doganali.

Un primo no arriva nel 1979, quando Londra decide di non aderire al Sistema monetario europeo.
Vi aderisce nel 1990 per uscirvi due anni dopo con una sterlina fortemente svalutata.

Il cancelliere dello scacchiere dell’epoca giustica allora la breve permanenza britannica nel sistema, così.

Norman Lamont: “Gli interessi britannici sono meglio tutelati se usciamo dal sistema”.

Negli anni Ottanta, il Regno Unito è scosso da una forte crisi industriale e politica. Il premier Margaret Thatcher deve far fronte al crollo dell’industria mineraria e alle istanze indipendentiste in Irlanda del Nord.

Londra decide di prende ancora le distanze dall’Europa continentale. Resta nella storia comunitaria la frase della Thatcher “I want my money back”, con cui contesta il budget europeo. Questo era, allora come oggi consacrato per il suo 40% ,alla Politica agricola comune.
Il pugno di ferro della Thatcher vale a Londra uno sconto che dal 1984 passa sotto il nome di assegno britannico.

Thatcher nel 1988 rifiuta un super stato europeo, che partendo da Bruxelles possa esercitare il suo controllo sugli stati membri

Negli anni Novanta gli stati membri mettono in cantiere al moneta unica. Per Londra l’integrazione monetaria non è una buona idea.
Nel 1992, firma il trattato di Maastricht e usufruisce della clausola di opt out che permette di non adottare l’euro rimanendo pur sempre membro dell’Unione.
Da allora il dibattito sull’adesione alla moneta unica resta aperto.
Per il momento, con il ritorno dei conservatori al potere, l’opzione è stata archiviata.