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L'avanzata dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante

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L'avanzata dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante

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L’avanzata dei ribelli dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante pare inarrestabile.

Dopo aver conquistato Fallujia in gennaio,
gli islamisti hanno trionfato alla frontiera tra Iraq e Siria nel corso dell’offensiva lanciata lo scorso giugno.

Sotto il loro controllo anche la provincia di Diyala a est e, a nord, la provincia di Ninive, che ha per capitale Mossul.

Lo Stato isalmico dell’Iraq e del Levante rivendica il controllo di una zona che va da Raqqa in Siria fino a Bagdad. Abbastanza per proclamare il califfato che il gruppo Jihaddista promette di estendere dal Mediterraneo fino all’Iran.

Non esiste alcun legame tra i Jihaddaisti e il capo di Al qaida Ayman al-Zawarhiri, se non per il fatto che condividono la stessa ideologia Jihadista e vogliono installare uno stato islamico che vada oltre le forntiere attuali.

Stando al Brookings Doha Centre, ci sarebbero 6/7 mila combattenti in Siria e circa 5/6 mila in Irak.

Si tratta di uno dei gruppi Jihaddisti più ricchi al mondo, cosa che spiega anche la loro forza in Iraq.

Firas Abi Ali, MENA Country Risk IHS:

“I fondi di cui dispongono li aiutano a installarsi sul territorio. A comprare la gente, i funzionari statali, a corrompere altri gruppi così che giurino fedeltà. Controllano tutta una serie di pozzi energetici in Siria, sono stati capaci anche di trarre vantaggi economici da giri di affari in varie città irachene”.

Non sembra, comunque che godano del sostegno aperto di un Paese particolare, stando agli analisti beneficiano comunque delle donazioni di singoli, la maggior parte proviene dalla regione del Golfo persico.