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Sarajevo: tre date che hanno segnato gli ultimi 100 anni

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Sarajevo: tre date che hanno segnato gli ultimi 100 anni

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Laurence Alexandrowicz: “Benvenuti a questa edizione speciale dedicata al centenario dello scoppio della Prima guerra mondiale. Abbiamo studiato sui libri di storia che la scintilla del conflitto fu l’assassinio di un arciduca, a Sarajevo. Ebbene, è avvenuto proprio qui, all’altro lato del ponte, cent’anni fa. 1914-2014, in questi cent’anni ricordiamo tre date che hanno segnato Sarajevo”.

Nel 1878, l’impero austro-ungarico occupa la Bosnia Erzegovina. Il 28 giugno 1914, l’arciduca austriaco Francesco Ferdinando è in visita a Sarajevo. I nazionalisti pan-serbi vedono in lui il simbolo dell’occupazione. In pieno giorno, il giovane Gavrilo Princip spara all’arciduca e alla moglie, uccidendoli.

L’Austria dichiara guerra alla Serbia, accusata di essere dietro l’assassinio. E’ l’inizio della Prima guerra mondiale.

Laurence Alexandrowicz: “Trent’anni fa, Sarajevo è nuovamente al centro dell’attualità internazionale. Nel 1984, la città accoglie i giochi olimpici invernali: un momento di gloria per una Jugoslavia ancora unita”.

Oggi, oltre il 70% delle installazioni per i Giochi invernali sono distrutte. Come la teleferica che portava in cima alla montagna, molto apprezzata dagli abitanti di Sarajevo per le gite del fine-settimana. L’ex responsabile del comitato olimpico locale, Said Fazlagic, si ricorda di quei giorni con nostalgia: “La gente era contenta, tutto era aperto 24 ore su 24, ci si sentiva fieri di far parte del movimento olimpico, era qualcosa di enorme per un Paese socialista. Penso che ancora oggi godiamo dei benefici delle olimpiadi del 1984 perché richiamano molti turisti”.

Laurence Alexandrowicz: “Chi avrebbe potuto pensare che, otto anni dopo i Giochi, Sarajevo sarebbe diventata teatro di guerra? Dal 1992 al 1994, la capitale bosniaca subì il più lungo assedio della storia moderna”.

Jovan Divjak, ex generale bosniaco: “Non avevamo artiglieria pesante, non avevamo sostegno dall’esterno, non avevamo munizioni, i mezzi di trasmissione funzionavano male, c’erano problemi logistici, non potevamo fare di più. Le forze serbe sparavano su Sarajevo per mantenerci nel terrore”.

Nel febbraio 1994, una bomba si abbatte sul mercato di Markalé: il bilancio è di 68 morti e oltre 140 feriti. Su questa parete, dono sono iscritti i nomi delle vittime, Esad Rozder legge ogni mattina quello della sorella, deceduta nella strage: “Tutt’intorno a me c’erano dei morti, sono stato il solo a sopravvivere. Mi sono salvato perché ero piegato per raccogliere un cavolo e, proprio in quel momento, c‘è stata l’esplosione. Quando mi sono rialzato, erano tutti a terra”.

Dagli anni Novanta, i cimiteri si sono allargati sulle colline intorno alla capitale della Bosnia ed Erzegovina. La guerra ha fatto 11.000 vittime a Sarajevo: una città che, come ha scritto la saggista americana Susan Sontag, “ha iniziato il XX secolo con una guerra e lo ha chiuso con un’altra”.