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Bitcoin, il giro di vite di Pechino pesa sull'ecosistema

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Bitcoin, il giro di vite di Pechino pesa sull'ecosistema

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Tempi duri per gli amanti di Bitcoin in Cina. Pechino ha dichiarato guerra alla criptovaluta più famosa della Rete, facendo di tutto per disincentivarne l’utilizzo.

A guidare la carica è la banca centrale, che ha proibito a banche e servizi terzi di accettare pagamenti in Bitcoin.

Ancora non è illegale, ricorda però il fondatore di una delle piattaforme di scambio del Paese, nonostante difficoltà sempre più evidenti.

“Pagare con i Bitcoin in Cina sarà molto difficile per una ragione fondamentale: il governo ha detto che vuole scoraggiare o impedire i pagamenti. Ora, che questo sia attuabile o meno è un altro tema”, dice Bobby Lee di BTC China.

“Ma a causa di questa prospettiva, molti commercianti sono restii ad accettare Bitcoin, specialmente le grandi aziende, e a loro volta gli utenti non possono pagare in Bitcoin da nessuna parte. È un gatto che si morde la coda”, conclude.

Il settore però resiste e nelle grandi città è ancora possibile scorgere un bancomat. Ma sarebbe meglio chiamarlo un distributore, considerato che i Bitcoin non sono legalmente riconosciuti come valuta, bensì come oggetti virtuali.

Chi ne avesse fatto incetta attraverso gli acquisti o il “mining” (la generazione di Bitcoin tramite la messa a disposizione di capacità elaborativa) può consolarsi e puntare sul mattone. Un broker di Londra, Cai Capital, promette di aiutare i clienti a comprare proprietà con la criptovaluta.