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Ucraina: la dura vita del soldato volontario

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Ucraina: la dura vita del soldato volontario

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I soldati volontari in Uncraina sono alcune migliaia, fra quelli presenti nella guardia nazionale e quelli arruolati nelle unità del fronte orientale.

Lo stato, però, non ha i soldi per rifornirli del necessario, così si fa ricorso a sponsor o a privati cittandini, che spesso sono i familiari degli stessi volontari, come Maxim.

Suo fratello è fra quelli che sono partiti:

“Quando è stato inviato in zona di operazione anti-terrorismo, gli ho chiesto ‘Cosa hai a disposizione?’ Mi ha risposto: ‘Ho qualche arma e un po’ di munizioni, ecco tutto’. “E il giubbotto antiproiettile?’ gli ho domandato’ – Ha risposto: ‘Non ce l’abbiamo’. Ci ho messo una settimana per trovarne uno e mandarglielo”.

Maxim ha forse salvato la vita a suo fratello, Roman Khanin, lavora in un centro di raccolta e conferma la scarsità di mezzi:

“Lo Stato dà effettivamente delle armi, assicura un letto e, talvolta, dei giubbotti antiproiettile. Tuttavia ci sono solo 100 protezioni di questo tipo per 300 soldati”.

Il problema della scarsità di giubbotti anti proiettile Bohdan Senyk, portavoce del ministero della difesa, lo spiega così:

“Negli anni scorsi i giubbotti non erano stati adottati per il servizio. Erano previsti solo per i contingenti internazionali, per le missioni di pace all’estero, e per la guardia. Non si tratta di grandi numeri”.

Così, da marzo, quando è cominciato il reclutamento, sono stati aperti centri di raccolta, come questo, su Maidan. Accettano tutto quanto possa essere messo in stock: provviste non deperibili, indumenti e scarpe adatte alla marcia, medicinali e attrezzature varie.