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Il ruolo dell'Iran contro l'avanzata sunnita in Iraq

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Il ruolo dell'Iran contro l'avanzata sunnita in Iraq

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In Iraq i leader politici sunniti e sciiti hanno lanciato un appello congiunto all’unità nazionale, per resistere all’avanzata dei jihadisti sunniti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante. Ma ormai anche l’Onu vede profilarsi il pericolo di una guerra regionale. In questo contesto l’Iran è sempre più visto come il possibile baluardo degli sciiti iracheni, che nel paese sono maggioranza. Ne parliamo con Arash Aramesh, ricercatore e analista politico, specializzato in questioni mediorientali dell’Università di Stanford, California.

Euronews: Chi nella regione trae benefici da un Iraq diviso?

Arash Aramesh: “Nel breve termine l’influenza iraniana verrebbe notevolmente ridotta nella regione se l’Iraq dovesse trasformarsi in uno Stato federale con una parte in mano ai sunniti, una parte curda e il sud sciita. Si ridurrebbe l’influenza nella parte centro-orientale. Nel lungo termine sarebbe causa di instabilità nella regione.
La creazione di un Kurdistan indipendente potrebbe essere un problema per l’Iran e per la Turchia. Uno Stato indipendente sunnita ai confini della Siria e dell’Iraq potrebbe essere pericoloso anche per gli Stati del Golfo che sostengono gruppi estremisti. Se questi gruppi dovessero acquisire più potere del dovuto, questi Paesi sarebbero in pericolo”.

Euronews: Ci sono vari rapporti sul dispiegamento delle Guardie Rivoluzionarie iraniane in Iraq. Gli ufficiali iraniani hanno negato. Perché il regime iraniano dovrebbe negare il sostegno allo stato iracheno in questo caso?

Arash Aramesh: Anche gli sciiti potrebbero essere in disaccordo con l’utilizzo le forze militari sul suolo iracheno. Non dimenticate che l’Iran e l’Iraq sono stati in guerra per otto anni e c‘è un contesto storico di concorrenza tra questi due poteri regionali. Inoltre il governo di Al Maliki non ha richiesto alcun intervento. Se l’Iran ha inviato due unità di Guardie rivoluzionarie, preferisce tutatvia mantenere la questione confidenziale, evitando di fornire una scusa contro sé stesso ai sunniti. Una delle critiche al governo di Nuri Al Maliki è di essere più fedele a Teheran che agli iracheni”.

Euronews: Il portavoce del Pentagono, il contrammiraglio John Kirby ha detto: “Non ci sono programmi per consultazioni con l’Iran sulle attività militari in Iraq”. D’altra parte il segretario di stato John Kerry ha detto: Siamo aperti a ogni processo costruttivo in grado di minimizzare le violenze. La domanda è: che possibilità reali ci sono di una collaborazione tra Iran e Usa? E se non si tratta di una collaborazione militare, di che collaborazione si tratta?

Arash Aramesh: “C‘è un’alta possibilità di una collaborazione confidenziale. Come sa c‘è un background di cooperazione. Nel 2001, dopo l’attacco in Afghanistan. E anche nel 2003 l’Iran ha aiutato gli Usa. Ma dopo alcuni affronti e alcuni cambiamenti nel Governo di George W. Bush, l’Iran è rimasto deluso. I dirigenti dello Stato iraniano hanno un percorso di ostilistà e sfiducia nei confronti dell’Occidente. E’ interessante notare che gli interessi strategici a corto e lungo termine di entrambi nella regione sono gli stessi. Sia l’Iran sia l’Iraq sono interessati ad avere un Governo sunnita moderato e uno Stato stabile in Iraq. Per raggiungere questo obiettivo potrebbero cooperare. E’ importante sapere che le divergenze tra Iran e gli stati Uniti sono molto profonde e collaborare sull’Iraq non equivarrebbe a promuovere la causa dell’unità militare o strategica, ma possono collaborare su alcune questioni per un determinato periodo di tempo”.