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Filippo eredita una monarchia di spine

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Filippo eredita una monarchia di spine

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Predestinato a diventare re, Filippo, a 46 anni, sa di non poter disattendere le aspettative che in molti ripongono in lui per sollevare le sorti della monarchia, una delle più antiche del mondo. Il momento non è dei migliori, la Spagna attraversa una profonda crisi economica, fatto che ha giocato sulla disaffezione degli spagnoli verso la Monarchia.

Il nuovo sovrano avrà di che occuparsi, tra gli scandali che hanno investito pesantemente la famiglia reale, le istanze indipendentiste di alcune regioni e la richiesta di referendum per cambiare la forma dello stato.

Al suo fianco, l’ex giornalista Letizia Ortiz, una donna comune, non di sangue blu, per molti la chiave per riuscire a riavvicinare i cittadini alla monarchia.

Gli scandali che hanno coinvolto la casa reale, l’hanno debilitata, alimentando il dibattito sul modello costituzionale spagnolo, per molti superato.
Da più settori della società si spinge per un ritorno alla forma di stato repubblicana.

Juan Carlos ha lasciato prima che la giustizia si potesse pronunciare sul rinvio a giudizio di Cristina, la figlia più giovane, per lo scandalo finanziario Nóos, che sembra sia stato orchestrato dal marito Iñaki Urdangarin.
Scandalo che avuto un potere deflagratore e che rischia di affossare per sempre le speranze di salvare la Corona.

Felipe, il predestinato, vuole imporsi come un sovrano normale.
Il compito che lo attende è eccezionale.

Mario Alfaro, euronews:

-Per analizzare la successione nella monarchia spagnola e le sfide che attendono il nuovo sovrano, abbiamo invitato Fernando Vallespín, professore alla facoltà di Scienze politiche a Madrid.

Nel suo annuncio, il re Juan Carlos ha detto di aver preso questa decisione per far posto alla nuova generazione. Cosa rappresenta questo cambiamento per la società spagnola?

Fernando Vallespín, professore alla facoltà di Scienze politiche a Madrid:

“Si tratta di un cambiamento non solamente simbolico da un punto di vista politico.

Il re Juan Carlos ha sottolineato due punti: stabilità e rinnovamento.
Entrambe le cose sono ampiamente attese. Si vuole introdurre tutta una serie di riforme che porteranno a una riforma della Costituzione.

Qui in Spagna si percepisce una certa stanchezza del modello di democrazia iniziato con la Costituzione del 1978,
condizionato dal fatto che la democrazia iniziava.
Il Paese oggi si misura con altre sfide politiche , la prima e la più importante è la riorganizzazione territoriale dello stato”.

-In molti hanno chiesto un referendum per scegliere la forma dello Stato.
Ma tra l’abdicazione e la proclamazione di Filippo VI, ci sono state appena due settimane. È un modod per evitare il dibattito su repubblica e monarchia?

“Il dibattito è stato interrotto perché abbiamo seguito le disposizioni costituzionali. In parlamento, l’80% dei parlamentari si è espresso in favore di queste disposizioni.
La Costituzione è stata rispettata per quanto riguarda la successione, altra cosa è quello che succede nella società spagnola. Ci sono più settori che non sono monarchici, tra questi alcuni sono decisamente repubblicani e cercano di fare della pressione per arrivare a un referendum”.

-Gli scandali hanno scalfitto la popolarità della casa reale. Cosa dovrebbe fare il nuovo sovrano per riconquistare la fiducia dei cittadini?

“La crisi economica ha eroso la fiducia nella politica, non solo nei politici nma nei confronti delle istituzioni, che devono essere rinnovate. Tutto questo ha un impatto anche sulla corona, si chiede più trasparenza, una monarchia più vicina ai bisogni della gente e sottoposto a un controllo di bilancio da parte dello Stato e del parlamento”.

-Come potrebbe il nuovo re dare slancio al processo di riforma costituzionale, tenendo presente il problema territoriale?

“Potrebbe agevolare i negoziati tra le diverse forze politiche. potrebbe avere un ruolo da moderatore, di cui abbiamo bisogno piû che mai. Potrebbe facilitare un accordo tra le diverse forze politiche”.