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Da un default all'altro, l'Argentina annaspa dopo la sentenza Usa

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Da un default all'altro, l'Argentina annaspa dopo la sentenza Usa

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Fallimento chiama fallimento in quella spirale senza fine in cui sembra essere precipitata l’Argentina.

Dopo la sentenza della Corte suprema statunitense che ha dato ragione agli “hedge fund” oppositori della ristrutturazione del debito, Standard & Poor’s ha immediatamente retrocesso di due scalini il rating del Paese.

Dal canto suo, il Fondo monetario internazionale (attore quasi sempre coinvolto nei fallimenti sovrani) ha avvertito: la sentenza potrebbe creare un pericoloso precedente.

“Non possiamo permettere che ci impediscano di onorare gli accordi con i creditori, con i detentori di bond che hanno accettato la ristrutturazione”, ha detto il ministro delle finanze argentino Axel Kicillof.

“Il 93% sta ricevendo i pagamenti, e li hanno incassati puntualmente e hanno i bond in loro possesso. Non permetteremo che ci impediscano di pagarli”, ha ribadito.

La sentenza di lunedì ha imposto all’Argentina il pagamento immediato di 1,3 miliardi di dollari ai due principali fondi speculativi Nml e Aurelius.

Questo aprirebbe la porta al resto di quel 7% di creditori che dicono ‘no’ alla ristrutturazione. Risultato: il Paese dovrebbe tirare fuori 15 miliardi di dollari, circa metà delle sue riserve di valuta estera.

“Un’estorsione”, ha detto la presidente Fernandez in un messaggio alla nazione, rassicurando invece coloro che hanno accettato il concambio (e che ci hanno rimesso due terzi del valore originario).

Il governo cercherà ora di portare i bond ristrutturati sotto l’egida della legislazione argentina, per permettere i pagamenti delle cedole.