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In viaggio tra gli europei che cercano fortuna in Brasile

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In viaggio tra gli europei che cercano fortuna in Brasile

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Il Brasile attrae sempre più europei che, colpiti dalla crisi, cercano fortuna altrove. Le opportunità non mancano, ma stabilirsi in questo Stato ed avviare un’attività commerciale non è una passeggiata.

Districarsi tra aspetti burocratici complessi e differenze culturali richiede tempo ed attenzione. Lo dimostrano le storie raccolte da Valérie Gauriat in questa puntata di Reporter.

“La vita a San Paolo è sempre convulsa. C‘è tanta gente, ci sono tante cose da fare. Tutto va sempre a 1000 all’ora” raccontano Manuel e Cristina, arrivati dal Portogallo a San Paolo. I due lavorano per una ditta di costruzioni e a reclutarli è stato un connazionale che vive in Brasile da 40 anni, Carlos Alberto de Sá Leal.

Leal assicura che la richiesta di ingegneri provenienti dall’Europa è forte. “Sono favoriti dal fatto che in Brasile l’istruzione è carente” aggiunge “mentre le persone che vengono dall’estero hanno una formazione molto superiore.”

Ma la situazione potrebbe cambiare. “Il timore più grande, in questo momento, riguarda le elezioni” osserva Manuel. “Se un altro partito arrivasse al potere, potrebbe ridurre la spesa pubblica. In questi ultimi anni ci sono state spese enormi per i lavori pubblici; a un punto punto ciò non sarà più sostenibile.”

In altri settori le prospettive dovrebbero rimanere rosee. “Il Brasile ha un’economia interna molto forte” sostiene Donato Garcia, spagnolo, cofondatore di un’agenzia di scambi linguistici a San Paolo. “Non succederà quello che ci è capitato in Europa, dove da un giorno all’altro l’economia si è fermata, a causa di quella americana. Qui è vero che rallenta, ma una volta scesa, risale.”

La sua compagna, Marina Beneton, rivela però che gli esordi non sono stati semplici: “Abbiamo avuto difficoltà non solo nell’aprire l’attività, ma anche nel richiedere documenti in regola per lui, affinché potesse andare e tornare dalla Spagna e potessimo fare i nostri viaggi di lavoro senza problemi. Abbiamo praticamente conseguito una laurea in burocrazia brasiliana!”

Una volta superata una montagna di ostacoli, l’attività non ha tardato a dare frutti: ora ha due filiali in Europa e una in Canada e conta di diventare una delle aziende leader del settore nel Paese.

Anche Nick Johnston ed Edoardo Tonolli, uno scozzese e un italiano che hanno fondato una catena di gelaterie all’italiana in Brasile, sottolineano le difficoltà iniziali.

“Il Brasile non è per i principianti, si usa dire. E vi garantisco che è vero” ribadisce Nick. “Magari sulla carta tutto sembra fantastico, la tempistica è perfetta, il prezzo è corretto, ma la realtà è che i lavori non vanno avanti, non si rispettano le scadenze e nel frattempo il vostro budget si brucia.”

“Però – continua Nick – l’Europa è come un settantenne che ha avuto una vita spettacolare, ma ha poco futuro. Il Brasile invece è un quindicenne che ha tutta la vita davanti, può commettere grandi errori, ma ha spazio per crescere in meglio.”

Non tutti coloro che vengono a cercare fortuna in Brasile la trovano.
Molti, per mancanza di preparazione, si ritrovano poveri e a vivere in clandestinità, avverte Luis Giron, uno spagnolo che ha creato un’agenzia di consulenze per aiutare gli europei che emigrano in Brasile.

“Ci sono stranieri che arrivano qui senza lavoro, senza un posto dove vivere e con pochi mezzi” riferisce Luis. “Vengono qui pensando che vivranno a Copacabana, in uno di quegli edifici in cui apri la finestra e vedi il mare. Poi si rendono conto che non è così. Devono andare a vivere in una favela, in periferia, e si trovano in mezzo a trafficanti di droga.”

Dopo la cosiddetta politica di pacificazione, le favelas di Rio hanno visto sempre più stranieri stabilirvisi per creare attività nel settore turistico.

Marco Alessio Di Gregorio è arrivato dall’Italia. I prezzi proibitivi degli affitti a Rio lo hanno spinto a stabilirsi nella favela di Vidigal, dove ha aperto una piccola pizzeria con la sua compagna.

“È complicato vivere in una favela come questa; ci sono problemi di trasporto e anche di alloggio” ammette Marco. “Dato che ci sono i Mondiali e poi ci saranno le Olimpiadi, gli affitti sono triplicati in pochi mesi. Paghi un affitto molto caro, pur vivendo in una zona che non ha alcun tipo di servizi.”

Ma l’evento calcistico ha anche offerto opportunità di introiti e a qualcuno ha dato un’ispirazione.

Nel centro di Rio, tre soci francesi hanno scommesso sulla passione dei brasiliani per il calcio e hanno creato i primi campi di calcetto; una nicchia promettente in una città in cui gli spazi sono rari.

“Siamo veramente nel Paese del consumo, quindi funziona” dichiara Olivier Bertuel. “Anche se i brasiliani all’inizio erano titubanti rispetto a questo tipo di gioco, si tratta pur sempre di calcio ed è molto pratico. È vicino al lavoro e vicino a casa. Quindi la gente arriva velocemente.”

L’importante è non scoraggiarsi.
“Il Brasile” conclude Olivier “non è un Eldorado; chi ha creduto che lo fosse ci ha rimesso le penne. Noi abbiamo perseverato, ma credo che il 99% per cento delle persone che ho incontrato in questi 4 anni siano tornate a casa.”