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Iraq, per Mossul il premier accusa: complotto

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Iraq, per Mossul il premier accusa: complotto

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Il primo ministro iracheno parla di un complotto: ha parlato in televisione, ha sottolineato che la forza di Al-Qaida e dell’ISIL nella provincia di Ninive e a Mossul era decisamente inferiore a quella dell’esercito e della polizia, che però si sono ritirati.

“Mi chiedo che cosa sia successo e come sia successo, e come si sia arrivati al collasso di alcune unità. La ragione la so, anche se oggi non siamo qui per condannare il modo in cui si sono svolte le operazioni o chi vi ha preso parte, da dove sono entrati, chi ha sparso certe notizie, chi ha ordinato ai soldati di ritirarsi in modo da mandare in confusione le unità militari”.

Di tradimento ha parlato anche il governatore di Ninive, che ha chiesto di portare davanti alla corte marziale due alti ufficiali, colpevoli di aver nascosto al governo la situazione reale sul terreno.

“Purtroppo – aggiunge – a Baghdad non ci hanno ascoltati, e specialmente non ci ha ascoltati il Primo Ministro al-Maliki. Hanno preferito ascoltare il generale del loro esercito, piuttosto che dare ascolto a chi governava a Mossul”.

Polemiche che attraversano gli oceani e arrivano a colpire anche il Presidente degli Stati Uniti, accusato in patria di aver affrettato il ritiro delle truppe americane, completato meno di tre anni fa. È il senatore MCCain ad ammonire, lo scenario potrebbe ripetersi in Afghanistan.