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Brasile, la promessa di sviluppo tradita dei Mondiali di calcio

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Brasile, la promessa di sviluppo tradita dei Mondiali di calcio

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È un Brasile attraversato da profonde inquietudini sociali quello che si presenta sotto i riflettori in occasione del calcio d’inizio dei Mondiali.

Sembrano passati secoli da quel 2007 in cui l’allora locomotiva del Sud America veniva incoronata Paese ospitante della manifestazione.

Da allora la crescita economica ha letteralmente inchiodato e, in maniera quasi paradossale, un mix di problemi strutturali irrisolti e malagestione è riuscito nell’incredibile impresa di mettere i brasiliani contro il calcio.

Intendiamoci, non è certo contro la Seleção o le altre nazionali che migliaia di persone sono scese in piazza.

La protesta comincia a giugno dell’anno scorso, quando viene annunciato un aumento del costo dei trasporti.

Una vera beffa, considerata la difficoltà degli spostamenti in molte città ed il livello scadente delle infrastrutture.

Da allora, i manifestanti sono scesi in piazza per gridare la loro rabbia contro i costi record (11 miliardi e mezzo di dollari) di un evento che avrebbe dovuto migliorare le condizioni di vita.

E invece le uniche strutture ad essere completate per il rotto della cuffia sono stati gli stadi, tra numerosi casi di corruzione e una burocrazia asfissiante che ha fatto scappare gli investitori.

I brasiliani reclamano misure contro l’inflazione galoppante e una riforma del fisco.

Nel frattempo, a poche ore dal calcio d’inizio, di nuovi ospedali per combattere la mortalità infantile e di nuove scuole per combattere l’analfabetismo, non si vede neanche l’ombra.

Per capire la situazione sociale ed economica del Brasile, Euronews ha intervistato Paulo Rabello de Castro, economista e coordinatore del Movimento “Brasile efficiente”.

Patrícia Cardoso, Euronews: “Le proteste vanno avanti da un anno, nonostante la presidente abbia fatto marcia indietro sull’aumento dei prezzi dei trasporti e abbia presentato varie misure. Come risolvere questo conflitto?”

Paulo Rabello de Castro, economista: “Non esiste una soluzione per questo conflitto. Queste manifestazioni – che riuniscono soprattutto i giovani, ma che lo scorso giugno, è bene che si sappia, hanno visto la partecipazione di persone delle più diverse estrazioni sociali, di ogni credo, e, fondamentalmente, della classe media, unite nel chiedere un cambio di passo nella gestione del Paese da parte del governo – hanno a che fare con la bassa qualità della gestione della nostra sanità, la mediocre gestione del nostro sistema educativo, la nostra mobilità urbana assolutamente al di sotto degli standard. Quindi sono questioni strutturali per il futuro nuovo governo, io credo, e soltanto le prossime elezioni daranno nuova speranza alla popolo brasiliano.

Patrícia Cardoso, Euronews: “Alcuni imprenditori pensano che il malessere sociale sia un’opportunità per andare avanti con le riforme. Ma allora le misure di questo governo non sono sufficienti…”

Paulo Rabello de Castro, economista: “Senza dubbio. Il governo ha adottato un approccio di tipo emergenziale. Il programma più famoso è stato quello chiamato “Mais Médicos” (letteralmente ‘più dottori’, ndr), risultato nella convocazione di una grande quantità di medici cubani. E dato che questi medici avevano dei contratti con salari di molto inferiori a quelli dei loro colleghi brasiliani, si è creata immediatamente una situazione di malessere. Questo malcontento rappresenta, e in un certo senso è riassunto nella nota espressione, ‘il Brasile che si è svegliato’. Questo non significa dire che il Brasile non abbia avuto un aumento del reddito pro-capite ed un’inclusione di milioni di persone nella società dei consumi. Anzi, non è quando si ha una situazione di povertà cronica, ma proprio quando milioni di persone vengono incorporate, che queste cominciano a percepire che nella realtà i servizi – sempre stati molto mediocri, molto cattivi – sono di fatto pessimi. Ma, anche, che loro possono andare per le strade e protestare”.

Patrícia Cardoso, Euronews: “Pensa che queste proteste di massa possano mettere in pericolo l’immagine del Brasile come destinazione turistica?”

Paulo Rabello de Castro, economista: “Credo di no. Il Brasile, per ora, non è una grande destinazione turistica, nonostante la gente sappia che è uno dei Paesi più belli del mondo. Ma il turismo significa, per prima cosa, la fornitura di servizi, e dato che siamo molto deboli nella fornitura di servizi pubblici, allora il Brasile deve prepararsi ed affiancare servizi adeguati alle bellezze che la natura gli ha dato e che oggi attraggono i turisti brasiliani”.

Patrícia Cardoso, Euronews: “Queste tensioni possono influenzare il corso dei Mondiali di Calcio?”

Paulo Rabello de Castro, economista: “Io non credo. Le proteste saranno generalmente localizzate, vicine agli stadi dove saranno giocate le partite. È possibile che non ci saranno manifestazioni di grandi dimensioni. Il Brasile si è preparato alla sua solita maniera: in modo più o meno improvvisato, all’ultimo minuto, ma con molta allegria. E i brasiliani riceveranno con molta cordialità, molta amicizia, con molto amore i turisti in arrivo da tutto il mondo. Andrà di sicuro in questo modo e sarà una grande festa, un grande evento”.