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Ucraina: ribelli Donetsk sfidano Poroshenko "battaglia va avanti"

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Ucraina: ribelli Donetsk sfidano Poroshenko "battaglia va avanti"

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I separatisti ucraini sfidano il neo presidente, Petro Poroshenko, ed escludono ogni possibilità di dialogo, finché i militari di Kiev non si ritireranno dall’est del Paese.

Ai filorussi non basta l’offerta del decentramento amministrativo, dell’amnistia su larga scala e di tutelare l’uso della lingua russa.

“Accetteremo il dialogo solo dopo il ritiro delle forze militari dal nostro territorio e dopo lo scambio dei prigionieri di guerra. Solo dopo questi due passaggi fondamentali sarà possibile un dialogo con Poroshenko – sostiene Denys Pushylin, capo dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk – Poroshenko non è sicuramente il nostro presidente. Non lo abbiamo eletto”.

A Donetsk, dove questo sabato è stato ucciso un deputato separatista, gli umori sono contrastanti: “Dopo tanto spargimento di sangue non ho voglia parlare – dice Ludmila, una lavoratrice della città industriale – Ci hanno mentito così tante volte che nessuno si fida più”.

“Vediamo come andrà – è il parere di Irina, una residente di Donetsk – credo che abbia una possibilità perché fino ad ora non si è dimostrato crudele come gli altri”.

“Non c’era altra alternativa per l’Ucraina – sostiene Alexander, un pensionato – penso che la situazione cambierà, soprattutto dopo che Putin lo avrà riconosciuto come legittimo presidente”.

Senza un ritorno alla stabilità, l’economia ucraina quest’anno potrebbe arretrare del 5%. La priorità di Poroshenko è mettere fine alla guerra nell’est, operazione difficile senza l’appoggio di Mosca.