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Lilian Thuram: "Giocatori soli contro il razzismo negli stadi"

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Lilian Thuram: "Giocatori soli contro il razzismo negli stadi"

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I cori degli stadi italiani Lilian Thuram non li dimentica. Il razzismo lo ha respirato in campo con Parma e Juventus, quando ogni volta che toccava palla, dagli spalti, risuonava il verso della scimmia. L’ex centrocampista, campione del mondo 1998 con la maglia della nazionale francese, è oggi in prima linea nella lotta contro la discriminazione. Gioca questa partita lontano dai campi da calcio, preferisce ricominciare dai bambini, dai libri, dall’educazione: “Le mie stelle nere”, “La nostra storia” sono i libri che raccontano un’altra società, in cui non ha senso sentirsi inferiori.

Lilian Thuram, la sua storia

  • Nato a Pointe-à-Pitre in Guadeloupe nel 1972, Lilian Thuram è una ex stella del calcio francese. Ha esordito a 19 anni nel Monaco, poi ha militato nel Parma, nella Juventus e nel Barcellona, club con i quali ha vinto diversi scudetti e coppe
  • Con la Nazionale francese ha conquistato i Mondiali 1998, gli Europei 2000, la Confederation Cup 2003 e ha disputato i Mondiali 2002, gli Europei 2004, i Mondiali 2006 e gli Europei 2008. Nel giugno 2008 si è ritirato dall’attività agonistica a causa di una malformazione cardiaca ereditaria
  • Da allora si è dedicato alla lotta contro il razzismo e a tale scopo ha creato la Fondazione Lilian Thuram. Nel libro “Le mie stelle nere” racconta anche la sua storia, fatta di sport, di battaglie civili, di Guadalupa, Francia ma anche Italia con le sue stagioni con la maglia di Parma e Juventus. Ha pubblicato da poco un fumetto, “La nostra storia”, con Jean-Christophe Camus et Sam Garcia


“Sono nato in Guadalupa e sono arrivato a Parigi a nove anni – racconta – alla televisione guardavo un cartone animato in cui c’erano due mucche, una nera molto stupida che si chiamava Noiraude, e una mucca bianca molto intelligente, Blanchette, e alcuni compagni mi chiamavano con il nome di quella vacca nera, la Noiraude, e questo mi rendeva triste. Mi ricordo che un giorno sono tornato a casa e ho chiesto alla mamma, perché le persone di colore nero sono viste in maniera negativa e lei non ha saputo rispondermi. Mi ha detto: “Tesoro, le persone sono razziste, è così e non cambierà”. E questa è stata una bruttissima risposta da parte di mia madre, perché mi spingeva a restare una vittima, mi spingeva ad accettare questa situazione come una fatalità. Io invece mi sono posto delle domande e ho capito che il razzismo era una costruzione intellettuale che poteva essere smontata”.

Noto in Francia per avere stigmatizzato i discorsi politici razzisti, Thuram si dice pronto a farsi nuovamente sentire, anche in tempi in cui l’estrema destra del Fronte Nazionale ha fatto registrare il pieno di consensi: “Se sei il Presidente della Repubblica francese e tieni un discorso come quello che Nicolas Sarkozy ha fatto, per esempio, a Dakar, quando ha detto che l’uomo nero non è mai entrato nella storia, allora fai un discorso razzista. Quando vai nelle periferie francesi e dici che vanno lavate con gli idranti, fai un discorso razzista. Hollande non ha ancora fatto dei discorsi razzisti per ora, se dovesse accadere, io lo farò notare. E credo che il miglior modo per lottare contro il razzismo, visto che abbiamo parlato delle elezioni europee, credo sia andare a votare”.

Il razzismo negli stadi è un antico problema, che né Uefa né Fifa, sono state capaci di risolvere. Il recente episodio della banana lanciata al giocatore del Barcellona Dani Alves, è la conferma che chi ne è vittima viene ancora lasciato solo:
“Tutti hanno applaudito al gesto di Dani Alvès (che ha mangiato la banana n.d.r) ma io sono convinto che non sia quel gesto ad essere importante … Quanto piuttosto che gli arbitri non siano intervenuti, che nessun giocatore abbia fatto nulla e la persona che ha subìto il gesto razzista ha dovuto trovare da sola il modo di rispondere”.