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Dove passato e religioni si incontrano. La perla indiana del Gujarat

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Dove passato e religioni si incontrano. La perla indiana del Gujarat

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Dove l’islam incontra l’induismo. La perla

Circondato dalle montagne dello stato indiano del Gujarat e con una splendida vista sulla vallata, il Parco archeologico di Champaner-Pavagadh è iscritto dal 2004 fra i Patrimoni dell’umanità dell’Unesco.

La nostra visita comincia dal Sat Kamaran. “Si tratta di un monumento caratterizzato dalla presenza di una serie di sette arcate – ci spiega Kirti Thakar, del locale ufficio del turismo -. Quanto vediamo è il frutto della splendida architettura allora portata dagli afgani”.

Gli scavi hanno portato alla luce la sola città islamica, precedente alla dinastia imperiale Moghul, di cui ci sono pervenuti i resti in tutta la regione. Ribattezzata Mahmudabad sul finire del XV secolo, fu allora interamente ricostruita e riorganizzata dal sultano Mahmud Begada.

“Questa parte veniva utilizzata come accampamento militare – torna a spiegarci Kirti Thakar -. E’ stato lo stesso sultano Begada a istituirlo, dopo aver conquistato la regione”.

Fondazioni, fortificazioni e luoghi di culto di cui è disseminato il parco archeologico incarnano una rara commistione di architettura islamica e hindu, che rispecchia il movimentato passato di questi luoghi.

“All’epoca di Mahmud Begada Champaner era la capitale del regno del Gujarat – spiega lo storico Joshi Ghanshyam -. Questo status le fu conferito nel 1484. La gloria della città ebbe però vita breve. Nel 1535 Humayun, il secondo imperatore della dinastia dei Mughal, attaccò Champaner in due occasioni e la distrusse integralmente. E da allora la città non riuscì più a ritrovare il suo antico spledore”.

Champaner cominciò allora a cadere in rovina. Lo splendore della sua età d’oro venne inghiottito dal tempo e dalla vegetazione, che lo seppellirono per secoli.

E’ poi soltanto negli anni ’70 che l’avvio di importanti scavi archeologici riportò alla luce questo luogo dimenticato.

A renderlo unico anche la presenza di moschee, templi induisti e giainisti, che ne hanno fatto un luogo di pellegrinaggio interconfessionale.

Ed è così che in molti, dopo le preghiere, si ritrovano a visitare le rovine.

Determinante per diffonderne la conoscenza è poi stata l’iscrizione fra i Patrimoni dell’umanità dell’Unesco.

“Conoscevo questo posto già dalla mia infanzia – dice una turista -. Dal riconoscimento del suo interesse storico sempre più turisti vengono però a vistare il sito di Champaner-Pavagadh”.

Le rovine non sono però l’unica traccia lasciata dal ricco passato di questi luoghi.

A mantenere viva la memoria di assedi e battaglie sono anche i colorati affreschi che istoriano le pareti di un villaggio arroccato sulla vicina collina.

“Questa è una forma di tradizionale arte pittorica, che si ritrova esclusivamente nella nostra regione – racconta un anziano del villaggio -. Risale a cinque o sei generazioni fa. Gli abitanti del villaggio si riuniscono per nove giorni e dipingono insieme come parte di un rituale collettivo”.

Ed è anche il perpetrarsi di simili tradizioni che consente a Champaner di tramandare la preziosa eredità del proprio passato.