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Siria al voto tra le macerie, Assad verso l'ennesima riconferma

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Siria al voto tra le macerie, Assad verso l'ennesima riconferma

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Sorridente tra gli applausi, Bashar Al Assad ha votato in quelle che che egli stesso definisce elezioni storiche per la Siria. Per la prima volta, non è l’unico candidato alla propria successione. Una novità che dovrebbe conferire legittimità a una vittoria già scontata.

Il multipartitismo alla siriana ha il volto di Hassan al-Nouri e Maher al-Hajjar: il primo, avvocato ed ex presidente degli industriali, il secondo deputato. Entrambi sono pressoché sconosciuti all’elettorato siriano e non rappresentano alcuna minaccia per il presidente uscente.

Quest’ultimo appare su tutti i manifesti elettorali affissi nelle strade di Damasco. Lo scarto tra questo simulacro di democrazia e la concretezza di una guerra civile che ha già fatto 150mila morti e 2 milioni e mezzo di rifugiati, non può non colpire.

Ad Aleppo, solo una parte degli abitanti ha votato. L’opposizione, che ha lanciato un appello al boicottaggio delle elezioni, denuncia il voto come una farsa. Il fatto che gli unici osservatori ammessi dal regime siano iraniani, russi e nordcoreani, concorre ad alimentare i dubbi.

Il risultato è che, dei 15 milioni di aventi diritto, soltanto quelli che risiedono nelle zone controllate dall’esercito hanno potuto recarsi ai seggi. Un’area pari a circa il 40% del territorio. Al di fuori di queste zone, a imporsi è una ribellione frammentata e composta da forze tutt’altro che omogenee. Al confronto, l’esercito regolare appare ancora piuttosto saldo intorno alla famiglia Assad, che ha limitato le defezioni anche grazie al sostegno prestato dal movimento sciita libanese Hezbollah.

Quello che mancava, era una dimostrazione della legittimità di Assad a beneficio dell’Occidente. A questo fine, la riforma costituzionale del 2012 apre le elezioni presidenziali a candidati esterni al partito Baath, purché sostenuti da almeno 35 deputati su 250.

Una svolta, rispetto al plebisicito referendario con cui Assad padre e poi Assad figlio hanno inanellato mandati ininterrottamente dal 1970. Bashar, che era stato avviato alla professione di oftalmologo, fu eletto per la prima volta nel luglio del 2000.

Per quanto riguarda i siriani all’estero, soltanto 200mila sono stati autorizzati a votare: si tratta di coloro che non hanno lasciato il Paese clandestinamente. Tra i sostenitori di Assad, alcuni hanno preferito correre il rischio di perdere lo status di rifugiati, pur di rientrare in Siria e votare per lui.

Belaïd Mekious, euronews: E’ in collegamento da Istanbul Burhan Ghalioun, intellettuale ed ex presidente del Consiglio nazionale siriano, attuale esponente della Coalizione nazionale siriana.

La Siria è oggi chiamata alle prime elezioni multipartitiche della sua storia, ma il risultato appare scontato e le operazioni di voto si svolgono in un contesto di guerra. Che cosa l’opposizione di queste elezioni?

Burhan Ghalioun: Non possiamo chiamarle elezioni, è piuttosto una commedia, nel vero senso della parola. Tutti sanno che dietro queste elezioni c‘è il regime iraniano, i Pasdaran, che tentano di utilizzare Assad e il prolungamento del suo mandato come una carta da giocare nei prossimi negoziati con l’Occidente, dopo quelli sulla crisi nucleare.

euronews: Nonostante gli appelli dell’opposizione dentro e fuori la Siria a boicottare le elezioni, si registra una forte partecipazione dei siriani all’estero. Come interpreta questo fatto, in particolare a Beiruth?

Ghalioun: Basta ricordare quello che accadde a Hama, quando Assad padre distrusse metà della città e uccise quarantamila persone: un conflitto che nessun altro popolo ha conosciuto nella propria storia. Oggi, avvenimenti come questo si sono generalizzati nell’intero Paese. Dopo l’eccidio di Hama, la gente è scesa in strada a manifestare il proprio sostegno ad Assad, compresi quanti avevano perso bambini e genitori: lo hanno fatto perché minacciati. E’ tutta una commedia, tutti i regimi totalitari sono capaci di fare altrettanto: ecco perché non sono stupito nel vedere questa gente agire sotto coercizione, come hanno fatto negli ultimi cinquant’anni. E oggi è impossibile parlare di una libera scelta da parte dei siriani. In circostanze come questa, le elezioni non hanno alcun significato.

euronews: Il gruppo degli Amici della Siria afferma che il regime di Assad ha perso ogni legittimità e che è la Coalizione nazionale siriana a rappresentare il popolo. Ma dice anche che alcuni Paesi hanno autorizzato le operazioni di voto. Come spiegare questo paradosso?

Ghalioun: Credo che questo atteggiamento di comodo da parte dell’Occidente e di alcuni Paesi arabi sia il frutto di una scelta di terzietà, di fronte ai ricatti e alle minacce di violenza e di uccisioni a cui il regime ci ha abituato da cinquant’anni.

euronews: Il presidente statunitense Obama, in un suo intervento della scorsa settimana, ha rinnovato la promessa di sostegno all’opposizione siriana, sottolineando che serve una soluzione politica. E’ d’accordo?

Ghalioun: Fin dall’inizio, abbiamo detto che esiste una sola soluzione, quella di tipo politico. Il movimento della rivoluzione siriana ha sempre ribadito di essere un movimento pacifico, che promuove l’apertura e il dialogo durante una fase transitoria accettata da tutte le fazioni, al fine di preservare le istituzioni di uno Stato che si vuole attivo.