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Elezioni siriane: il voto-farsa dei rifugiati

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Elezioni siriane: il voto-farsa dei rifugiati

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I rifugiati siriani all’estero hanno votato, o più spesso hanno contestato il voto, negli scorsi giorni: ma c‘è anche chi per votare rientra nel Paese, a costo di perdere lo status di rifugiato.
Queste immagini sono state girate alla frontiera siro-libanese, dove si sono viste lunghe code per il rientro, anche perché molti pensano che la guerra sia agli sgoccioli, e comunque sempre meglio che vivere nel campo profughi.

Chi resta, come qui ad Arsal, sempre in Libano, se parla delle elezioni non parla di vera libertà: “sono elezioni molto corrette – dice questo rifugiato -: perché non hanno nemmeno bisogno di minacciare nessuno perché vada a votare, nessuno ha puntato la pistola alla testa degli elettori. È che tutti in Siria e fuori sanno cosa succede se non vai a votare”.

In Giordania c‘è un campo profughi enorme, quello di Zaatari, con 150.000 rifugiati.

Anche qui, c‘è chi nelle elezioni vede una farsa.

“Bashar al-Assad ci sta prendendo in giro, a queste elezioni gli osservatori sono russi e iraniani, che sono coinvolti nel massacro del popolo siriano, che sono complici nei fatti che ci hanno spinti a fuggire. Nessuno di noi potrebbe prender parte a quelle elezioni”.

Anche i rifugiati di Zaatari votano, ma a loro modo: farsa per farsa, dicono, le elezioni le prendiamo in giro anche noi, con una grande urna, in cassonetto, nella quale confluiscono le scarpe a mo’ di scheda elettorale.