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In Libano e Giordania migliaia al voto per le presidenziali siriane

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In Libano e Giordania migliaia al voto per le presidenziali siriane

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Una parte dei siriani all’estero ha già votato per scegliere il nuovo capo dello Stato. Le elezioni, considerate una farsa dall’opposizione e dalla comunità internazionale, si terranno in Siria il prossimo 3 giugno, nelle zone controllate dal regime.

In Libano vive un milione di siriani, in gran parte rifugiati. E’ anche il Paese dove è nato Hezbollah, tra gli alleati di Bashar Al Assad nel conflitto con i ribelli.

“Siamo qui per le elezioni”, dice un rifugiato a Beirut. “Ci auguriamo che saranno realizzate più riforme, che il presidente eletto sarà un buon leader per il Paese”.

Assieme ad Assad, sono candidati due personaggi di basso profilo, Maher Hajjar, deputato con un passato nel partito comunista, e l’ex ministro Hassan al-Nuri, considerati dei fantocci dall’opposizione.

Filo e anti-Assad hanno manifestato ad Amman In Giordania.
Mentre centinaia di persone facevano la fila in ambasciata per votare, un gruppo di militanti gridava loro, “no alla rielezione dell’assassino”.

“Ovviamente non ho votato perché questo processo è stato già deciso”, afferma un manifestante anti-governativo. “Le elezioni siriane non cambieranno la situazione che stiamo vivendo adesso. La vittoria del presidente Assad consentirà solo al macellaio di spargere altro sangue”.

Molti altri Paesi, critici nei confronti di Assad, non hanno permesso il voto agli immigrati siriani. Tra questi Arabia Saudita, Qatar, Turchia, Francia, Regno Unito, Germania e Belgio.