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Preistoria in 3D: la tecnologia al servizio del passato remoto

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Preistoria in 3D: la tecnologia al servizio del passato remoto

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Quando la preistoria incontra il futuro. E’ grazie al contributo di sofisticati strumenti tecnologici che l’Università di Bristol ha potuto aggiungere un tassello all’ancora frammentaria conoscenza che abbiamo dei pliosauri.

Rivelatrici di nuovi dettagli dell’anatomia di questa famiglia di rettili del giurassico superiore sono ora una serie di scansioni computerizzate di un cranio rinvenuto nel Dorset.

“E’ osservando queste scansioni – spiega il ricercatore italiano Davide Foffa – che ci siamo resi conto della presenza di canalicoli nel rostro dell’animale, la parte anteriore del muso, di cui non ci eravamo mai accorti. Abbiamo allora provato a seguirli e ricostruirli al computer ed è così che ci siamo resi conto di come il pliosauro disponesse di un sofisticato sistema neurovascolare”.

Le ricostruzioni in 3D mettono in luce l’intricato sistema di canali, che con ogni probabilità ospitavano vene e nervi, collegati con il trigemino, altro importante nervo sensoriale che in tutti i vertebrati ha il compito di ricevere gli stimoli dall’esterno. Secondo i ricercatori, il pliosauro se ne sarebbe servito soprattutto per procacciarsi il cibo.

“Abbiamo scoperto che il sistema neurovascolare presente nel muso dell’animale serviva probabilmente a consentirgli di individuare le prede – dice ancora Foffa -, un po’ come accade per i coccodrilli. Nel loro caso, infatti, il trigemino è connesso da altri nervi al muso e questo permette ai coccodrilli di seguire il movimento delle loro prede”.

Da poco pubblicata sulla rivista “Naturwissenschaften”, la ricerca dell’Università di Bristol apporta le prime prove a sostegno di un’intuizione già suggerita da precedenti scoperte. Proprio di recente, erano stati infatti analizzati anche i resti di un esemplare, trovato nei pressi di Asiago.

Il rinvenimento all’origine dello studio dell’Università di Bristol rimanda a un pliosauro di circa otto metri.

I suoi resti promettono ora di fare ulteriore luce su questa famiglia di rettili marini, vissuti oltre 150 milioni di anni fa.