ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Il Papa conclude il suo viaggio in Terra Santa esortando alla pace

Lettura in corso:

Il Papa conclude il suo viaggio in Terra Santa esortando alla pace

Dimensioni di testo Aa Aa

Viaggio quanto mai politico, incentrato sui temi della pace e della fine della violenza in nome di Dio, quello che il Papa ha appena concluso in Terra Santa.

C‘è stato il momento simbolico della preghiera infilata fra le pietre del Muro del pianto, un Padre Nostro scritto in spagnolo, e poi il commosso abbraccio con i rappresentanti delle altre due religioni monoteiste, il rabbino di Buenos Aires e il capo della comunità islamica della capitale argentina, amici personali di Bergoglio che lo hanno emblematicamente accompagnato in questo viaggio.

Altro atto eminentemente simbolico, al memoriale di Yad Vashem, l’incontro con i sopravvissuti della Shoa, cui il Papa ha baciato le mani.

Francesco è stato anche il primo Ponteficie a visitare la tomba del fondatore del sionismo, Theodor Herzl. Ma il giorno prima, senza preavviso, si era voluto fermare a pregare lungo il muro di separazione fra Israele e i Territori palestinesi.

Poi c‘è stato l’incontro col Gran muftì alla Cupola della Rocca, uno dei più santi luoghi dell’Islam. Per l’occasione Bergoglio si è tolto le scarpe come vuole la tradizione musulmana ed ha invitato il presidente palestinese Abbas e quello israeliano Peres in Vaticano, in giugno, per pregare insieme per la pace:

“Va respinto con fermezza tutto ciò che si oppone al perseguimento della pace e ad una rispettosa convivenza tra ebrei, cristiani e musulmani, il ricorso al terrorismo e alla violenza” ha detto, tra l’altro, il Pontefice.

Uno degli ultimi, e forse più toccanti momenti della visita, la celebrazione della messa nel luogo in cui Gesù ha riunito gli apostoli per l’Ultima cena, sul Monte Sion.

Un momento rovinato da un incendio doloso, appiccato poco dopo la fine della celebrazione, nell’abbazia della Dormizione di Maria, una chiesa vicina al Cenacolo. I danni non sono ingenti, ma l’atto potrebbe essere legato proprio alla messa celebrata nel Cenacolo, un gesto che per gli ebrei ultraortodossi potrebbe essere considerato una provocazione, visto che l’edificio ospita anche la tomba del re Davide.