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Polonia: morto il generale Jaruzelski, nel 1981 impose la legge marziale

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Polonia: morto il generale Jaruzelski, nel 1981 impose la legge marziale

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E’ morto Wojciech Jaruzelski, aveva 90 anni. Alcuni giorni fa era stato colpito da ictus. Il generale comunista polacco nel 1981 impose la legge marziale e numerosi membri di Solidarnosc furono arrestati. Con il sindacato di Lech Walesa in seguito aprì trattative e nel 1989 divenne il primo presidente della Polonia democratica.

Il 13 dicembre del 1981 fu il giorno in cui il mondo fece conoscenza con Wojciech Jaruzelski. Il giorno in cui il generale annunciò l’instaurazione della legge marziale in Polonia.

Una decisione che, nel giro di pochi minuti, fece entrare Jaruzelski nella storia, e di cui avrebbe portato il peso tutta la vita. Era l’epoca dei grandi movimenti operai. Un uomo su tutti sfidò il regime: l’elettricista Lech Walesa all’inizio degli anni ’80 aveva già un decennio di esperienza nell’organizzare scioperi in difesa degli interessi dei lavoratori. Nell’estate del 1981 fondò Solidarnosc, il primo sindacato non comunista in un Paese del Patto di Varsavia.

Fu quel movimento che Jaruzelski, capo del governo e primo segretario del Partito Operaio Unificato Polacco, decise di reprimere con la forza, proclamando lo stato di guerra. Solidarnosc e tutte le organizzazioni politiche d’opposizione furono messe fuori legge, i loro leader incarcerati. L’esercito prese il controllo del paese. Decine di persone vennero uccise.

Ma furono gli ultimi colpi di coda di un comunismo autoritario che presto avrebbe perso forza di fronte alla ventata di Glasnost e Perestrojka portata dal leader sovietico Michail Gorbaciov. Alla fine furono proprio gli alleati russi a imporre al governo militare polacco di avviare negoziati con Solidarnosc.

Il sindacato fu legalizzato di nuovo. Si organizzarono elezioni libere. Jaruzelski fu costretto a cedere il potere proprio al suo rivale, Walesa. Fu la fine della carriera politica dell’ex generale. Jaruzelski diventò lo storico di se stesso:attraverso libri, discorsi e interviste, cercò di giustificare quella decisione così gravida di conseguenze.

E la sua giustificazione è che si trattava del “male minore”: se non avesse dichiarato la legge marziale, i sovietici avrebbero invaso la Polonia.

Una tesi che sarebbe stata confermata in uno dei processi in cui è stato accusato di “crimini comunisti”. Wojciech Jaruzelski lascia dietro di sé un ricordo ambiguo. Né criminale né eroe, sembra comunque che oggi per la maggior parte dei polacchi sia stato “il male minore” al momento giusto.