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Europei al voto, la crisi punisce i partiti tradizionali


Redazione di Bruxelles

Europei al voto, la crisi punisce i partiti tradizionali

Sono 380 milioni i cittadini europei chiamati tra giovedì e domenica al rinnovo del Parlamento europeo. Come conseguenza dei 5 difficilissimi anni di crisi sulle elezioni pesano euroscetticismo e disinteresse. Al punto che il voto è considerato da qualcuno un vero stress test per l’intera Unione europea.

Il quadro che emerge dagli ultimi sondaggi non lascia dubbi: i cittadini europei sembrano orientati a punire i principali gruppi politici, orientando il voto verso le formazioni più estremiste, a sinistra quanto a destra.

Seppur in testa i popolari vedono calare sensibilmente il consenso rispetto al 2009.

Se confermati questi dati si traduranno in un Parlamento Ue all’insegna delle grandi alleanze. Con il rischio paralisi dei principali dossier sul tavolo. Come spiega l’analista politico Karel Lannoo del Centro Studi per le politiche europee:“Nel processo legislativo si dovrà ricorrere a grandi coalizioni, tra gruppi molto diversi, più che in passato. Si avrà bisogno di creare due, tre blocchi in Parlamento per poter votare un provvedimento che ha ottenuto il veto dei socialisti. Se l’Europarlamento soffre oggi di un deficit democratico, in futuro sarà ancora peggio. Quale sarà il risultato di tutto questo?

Seppure lontani dal raggiungere la maggioranza i veri vincitori di queste elezioni saranno gli euroscettici. Dal Front National di Marine Le Pen al Freedom Party di Geert Wilders, circa un quarto dei nuovi seggi dovrebbero andare ai demolitori del progetto comunitario.

“Se vogliono veramente fare qualcosa dovranno formare un gruppo politico” ammette Karel Lannoo “Senza non saranno in grado di influenzare i grandi partiti. Immagino, comunque, che si daranno da fare moltissimo per bloccare la maggior parte dei provvedimenti”.

Se gli euroscettici seducono il centro europa, a Sud e a Nord regna il disinteresse.

In aumento dal 1979, l’astensione è il vero dato sul coinvolgimento dei cittadini nei confronti dell’Unione europea. Da una partecipazione del 61% nel 1979 si è passati al 43% del 2009” .

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