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Eurodeputati attivi e pigroni, i miti che alimentano l'euroscetticismo

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Eurodeputati attivi e pigroni, i miti che alimentano l'euroscetticismo

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Euroscetticismo e (probabile) astensionismo dominano la campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo.

Diverse le cause ad alimentare nei 28 paesi membri critiche e distanza dei cittadini dall’Unione europea.

Oltre alla crisi economica- i cui effetti hanno contribuito a distruggere in appena cinque anni quanto costruito in oltre cinquanta anni di storia comunitaria- ad alimentare la sfiducia dei cittadini verso Bruxelles e Strasburgo sono anche altri dati. Tra tutti: la partecipazione alle attività politiche dei deputati eletti e la loro incisività.

L’Italia, da settimane eletta a paese capofila degli euroscettici, segna in questa classifica un triste record. Davanti soltanto a Malta, Grecia e Cipro gli eurodeputati italiani” vantano” nella VII legislatura il minor tasso di presenze e attività tra i big europei.
Seppur con fortissime differenze tra i 73 deputati il dato globale sull’attività degli italiani al Parlamento Ue sembra aver risentito molto dell’altissimo assenteismo di alcuni deputati. E così a fronte di un’Austria iperattiva e presente, il cui tasso di attività è stato misurato da VoteWatch in 90,96% per l’Italia si registra un tasso del 78,68%.

Volendo osservare il livello di attività, presenza e incisività dei diversi gruppi politici invece a emergere sono soprattutto i verdi, con l’86,5% di presenze in aula. Li seguono i Popolari con l’84,88% e i Social Democratici con l’84,39%. Ovvero proprio quei gruppi che gli ultimi sondaggi danno in calo rispetto al 2009.

In coda alla classifica per presenza in aula i gruppi e i partiti più estremisti, dati invece grande ascesa alle prossime elezioni da tutti i sondaggi. Tra questi soprattutto il gruppo dei non iscritti e l’Ukip che con il 61,08% di presenze è il partito a registrare il peggior dato nell’Europarlamento. Il suo leader Nigel Farage, dato in testa in tutte i sondaggi britannici, dovrà impegnarsi di più nella prossima legislatura se vorrà davvero portare Londra fuori dall’Unione.

Par: Arianna Sgammotta