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Bangkok, tra legge marziale e censura

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Bangkok, tra legge marziale e censura

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In Thailandia l’esercito ha decretato la legge marziale, assicurando tuttavia che il ruolo del governo ad interim non è messo in discussione. Una misura, dicono i vertici militari, volta a ristabilire l’ordine dopo i nuovi, violenti scontri a Bangkok. Le proteste, in corso da sei mesi, non si sono fermate dopo la destituzione, il 7 maggio, della Premier Yingluck Shinawatra.

Giappone e Stati Uniti hanno espresso grande preoccupazione in merito.

La decisione militare è stata presa dopo le centinaia di feriti e i morti degli ultimi scontri di piazza. Nonostante l’esercito thailandese avesse minacciato d’intervenire “con tutte le forze” se la crisi politica non fosse rientrata, l’iniziativa non sembra essere la premessa di un nuovo colpo di stato. Ben 18 dal 1932 ad oggi nel paese.

Il capo dell’esercito ha decretato anche la censura dei media, vietando a tutti di riportare o diffondere notizie o immagini dannose per l’interesse nazionale. Dieci canali tv sono stati privati delle antenne di trasmissione. Soldati e mezzi militari sono schierati nel centro a Bangkok.