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L'Europa forte ricomincia da capo

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L'Europa forte ricomincia da capo

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Forte dell’investitutra elettorale, il successore di José Manuel Barroso alla Commissione europea, dovrà cercare di riabilitare quest’istituzione, responsabile, agli occhi dei cittadini di crisi e fallimenti.

Identificata semplicemente come Bruxelles, molti non sanno che ruolo rivesta.

Anche se non ha un potere assoluto, la Commissione incarna l’iniziativa legislativa, è il vero nucleo della politica europea, l’istituzione che trasforma in realtà le indicazioni dei capi di stato del Consiglio Europeo.
Presidente del consenso e del dialogo con gli stati membri, Barroso è stato spesso criticato per aver rinunciato alle prerogative della sua funzione.

“In termini di impegno europeo, non c‘è abbastanza trasparenza, c‘è uno scarto tra quanto accade a Bruxelles e il quotidiano degli europei”.

Rispondere al deficit democratico dell’Unione è una delle priorità di queste elezioni.

Per la prima volta gli elettori conoscono i candidati alla presidenza della Commissione, scelti dai principali partiti.

Il candidato del partito più votato potrebbe diventare presidente, ma non è automatico.

La scelta finale spetta al Consiglio europeo, composto dai capi di Stato e di governo dei 28 stati membri.
Scelta che dovrà avere il sigillo ultimo del parlamento di Strasburgo.

L’assemblea parlamentare si è vista conferire più poteri dal Trattato di Lisbona, grazie al quale dal 2010 fa sentire forte la propria voce. Come nel 2012 quando ha respinto l’accordo internazionale ACTA sulla contraffazione, perché l’ha ritenuto pericoloso per le libertà individuali.

In materia di politica economica e di bilancio, ha spesso invece dovuto fare un passo indietro di fronte al potere esecutivo del Consiglio europeo.

Il potere degli Stati rappresenta la vera debolezza della cotruzione europea, per molti dei suoi sostenitori.

“Sono per l’Unione europea ma deve essere costruttiva, deve essere un’unione federale, come gli Stati Uniti d’America”.

Diversi gruppi politici ritengono indispensabile una modifica dell’assetto istituzionale e propongono che fin dopo le elezioni si cominci a pensare a un cambiamento radicale dei trattatti che regolano la vita comunitaria.