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Kiev tra corruzione e desolazione

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Kiev tra corruzione e desolazione

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L’Ucraina si avvia verso il giorno delle elezioni, il 25 maggio, con alle spalle una serie di condizioni non negoziabili imposte da separatisti tra cui diversi ultimatum e un referendum.

Quattro le città occupate dai rivoltosi: Slavyansk, Kramatorsk, Donetsk e Luhansk. Mariupol, la seconda città più grande della regione di Donetsk, non soccombe, ma subisce.

Qui, la polizia pattuglia le strade insieme con i dipendenti della Metinvest di Rinat Akhmetov, un uomo d’affari non propriamente trasparente, ma anche l’uomo piú ricco dell’Ucraina, con una grande influenza e molti interessi nella zona.

Tanto da essere accusato da Pavlo Gubarev, governatore autonominato di Donbas, di aver finanziato gli attivisti per poi fare un accordo con la polizia locale e spazzarli via, alimentando la propria fama di paladino.

Sta di fatto che operai di Metinvest, in tuta da lavoro e caschi, hanno lavorato per togliere barricate davanti alla sede del governo locale e collaborato con la polizia sul miglioramento della sicurezza in città, in 100 gruppi misti di pattugliamento.

Intanto, in un comunicato stampa, il procuratore generale di Kiev annuncia di aver classificato come organizzazioni terroristiche le regioni indipendenti di Donetsk e Luhansk; mentre viene arrestato il comandante del “South-East Army” operante a Luhansk e ricompare un battaglione “Donbass” a Donetsk.