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Omnicom-Publicis, salta il matrimonio tra i giganti della pubblicità

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Omnicom-Publicis, salta il matrimonio tra i giganti della pubblicità

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Doveva essere il matrimonio dell’anno nel mondo pubblicitario. Una fusione da 25 miliardi di euro tra l’agenzia statunitense Omnicom e la francese Publicis, suggellata, l’estate scorsa, dai capi Maurice Levy e John Wren, con tanto di abbracci.

E invece è andata a carte quarantotto. Ad aprile i problemi con le autorità fiscali. Poi i dissidi su quale, tra le due, avrebbe espresso il Chief Financial Officer (il responsabile finanziario).

“Sulla carta, era la fusione perfetta. Stessa grandezza. Stesso settore, con eventuali risparmi di circa 500 milioni di dollari l’anno”, spiega John Foley, editorialista di Reuters.

“I due capi erano in sintonia, sono stati loro a impostare la cosa. Ma non hanno considerato le persone coinvolte: chi avrebbe fatto che cosa, cosa ne pensavano i clienti, i regolatori, il fisco. Con tali premesse, alla fine l’accordo è saltato”, conclude.

A brindare, questo venerdì, sono stati i vertici di WPP, la rivale britannica leader di mercato in termini di fatturato.

Omnicom e Publicis, rispettivamente 10,6 e 6,9 miliardi di euro di giro di affari, avrebbero generato un concorrente temibile in grado di superarla. Ma le incertezze sulla fusione hanno fatto letteralmente scappare i clienti.

Delusi gli analisti: più soggetti significano costi maggiori a causa delle mancate sinergie e prezzi più bassi per la maggior concorrenza. Motivo per cui prevedono presto nuove proposte di matrimonio.