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Iraq: terrorismo ed esito incerto, uno scenario post-elettorale difficile

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Iraq: terrorismo ed esito incerto, uno scenario post-elettorale difficile

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Per la futura maggioranza parlamentare e il futuro governo in Iraq la priorità resterà la stessa, fermare le violenze. Durante il secondo mandato di Al Maliki, gli attentati sono aumentati e dall’inizio di quest’anno ogni giorno sono morti in media 25 iracheni. E, come nel 2010, i negoziati per formare il governo rischiano di protrarsi per mesi. Di tutto questo abbiamo parlato con un analista politico.

Mohammed Shaikhibrahim, euronews:
“Da cosa vengono messe principalmente alla prova queste elezioni?”

Wathiq Al-Hashimi, analista politico:
“Le elezioni in Iraq devono far fronte a rischi seri e difficili, rappresentano una fase significativa rispetto alle consultazioni precedenti, del 2005 e del 2010. Il primo è la sicurezza. Il terrorismo cerca di colpire il processo democratico in Iraq. Non si tratta solo di terrorismo locale, ma di terrorismo globale, rappresentato da gruppi che sono concentrati in Medio Oriente. Pertanto, c‘è il timore che vengano colpiti i seggi e gli elettori, e questo è un grande problema per il governo e il popolo iracheni.

C‘è poi la divisione tra i tre gruppi politici, sunniti, sciiti e curdi, mai esistita in passato, e la probabiltà di una scarsa affluenza a queste elezioni, perché i cittadini hanno votato in quelle precedenti, hanno posto le basi della democrazia e hanno fatto molti sacrifici per fronteggiare il terrorismo, ma non hanno visto i risultati sperati”.

euronews:
“Come sarà secondo lei lo scenario iracheno dopo che saranno annunciati i risultati di questo voto?”

Al-Hashimi:
“Credo che i risultati non saranno a favore di alcun partito, che l’esito sarà molto serrato e che nessun gruppo politico otterrà la maggioranza. Saremo testimoni di una difficile fase di formazione di un governo che potrà durare oltre un anno.
Non abbiamo un presidente della Repubblica, Talabani è assente da più di due anni e il vice-presidente non ha il diritto di convocare il parlamento, perché sarebbe una violazione della Costituzione.

Vedremo di nuovo pressioni esterne da parte di Iran, Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Stati Uniti, nei confronti dei tre gruppi principali (sunniti, sciiti e curdi), perché ci sono molti interessi comuni tra questi stessi gruppi, per cui lo scenario post-elettorale sarà difficile”.