ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Iraq: le ombre del premier al-Maliki

Lettura in corso:

Iraq: le ombre del premier al-Maliki

Dimensioni di testo Aa Aa

Anche se Nuri al-Maliki sfoggia una sicurezza disinvolta è il nemico numero uno della classe politica irachena.
Solo contro tutti o quasi, il leader del partito islamico sciita al-Daawa nel corso del suo percorso politico ha perso l’appoggio di tutti i suoi vecchi alleati.

La sua riconferma in queste elezioni è piú che probabile. Il governo deve essere guidato da uno sciita e in questo caso al-Maliki è il solo che puó ricoprire questo ruolo. L’opposizione sunnita è divisa mentre i curdi sono impegnati con lo status autonomista.

Eppure il bilancio dell’operato del premier è piuttosto deludente, soprattutto sulla sicurezza. Il paese è di nuovo attraversato da un’ondata di violenza come nel 2008.
Una lista di eccidi che spesso superano il triste bilancio della guerra in Siria. Si contano ogni giorno una cinquantina di attacchi compiuti soprattutto da ribelli sunniti.

L’aumento della violenza settaria si è intensificata con la rivolta sunnita nella provincia di Anbar. La feroce repressione ha ulteriormente esasperato la situazione, che in seguito ha portato alla conquista di Fallujia da parte delle milizie jihadiste dello Stato Islamico in Iraq e del Levante.

al-Maliki è rientrato in Iraq dopo un esilio durato vent’anni. Torna in un paese trasformato dopo la caduta di Saddam Hussein e l’invasione statunitense. Eletto al Parlamento, partecipa alla stesura della Costituzione e diventa premier nel 2006. Un primo mandato poco brillante, dove molte promesse non vengono mantenute.

Ma nel 2010 è di nuovo in corsa. Arriva in seconda posizione e grazie a complesse e costose acrobazie riesce a rimanere alla guida del governo. Un’allenza che non resisterà molto di fronte alle tensioni con i curdi e alla rivolta dei sunniti.

Nel 2014 la maggiore preoccupazione del premier potrebbe essere Moqtada al-Sadr. Il leader degli sciiti integralisti, che ha annunciato il ritiro dalla vita politica lo scorso febbraio, rimane una figura molto potente e popolare in Iraq. al-Maliki è sprovvisto in queste elezioni del suo appoggio.

“La politica è diventata una porta per l’ingiustizia – ha detto Moqtada al-Sadr – gesti sconsiderati e violazioni consentono a dittatori e tiranni di conquistare il potere per rubare soldi, compiere eccidi e bombardare le città”.

Accusato di corruzione, al-Maliki presenta anche un bilancio economico negativo. Senza riforme, le condizioni di vita della popolazione sono peggiorate. Il governo è in un’impasse che dura da 2 anni. Un quadro impietoso ma che gli irachieni sembrano pronti a riconfermare.