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Ucraina: il fronte internazionale si incrina

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Ucraina: il fronte internazionale si incrina

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È a Ginevra che dall’inizio della crisi in Ucraina statunitensi ed europei cercano di apparire uniti e solidali.

Insieme hanno condannato l’agressione russa in Ucraina cosí come hanno minacciato sanzioni. Ma l’alleanza comincia ad incrinarsi, ora che Washington ha aumentato il sostegno a Kiev annunciando una nuova serie di sanzioni contro 7 potenti legati al presidente Putin e contro 17 aziende. Le esportazioni di alcune merci, soprattutto del campo della difesa saranno bloccate.

“L’obiettivo non è colpire personalmente Putin -ha dichiarato il presidente Usa, Barack Obama – Ma vogliamo far capire che le azioni del Cremlino in Ucraina avranno un impatto negativo sull’economia russa nel lungo periodo.”

Colpito ma non affondato il Cremlino non ha fatto attendere la reazione a quelle che considera “provocazioni da Guerra Fredda”.

“Si tratta di mezzi non corretti – ha detto il presidente Vladimir Putin – Ma andremo avanti, troveremo nuovi clienti e sopravviveremo. Alla fine saranno i nostri interlocutori occidentali a perdere”.

Nel frattempo, a Bruxelles, i 28 ambasciatori dell’Unione europea si sono riuniti per decidere nuove sanzioni. Ma in questo caso saranno a livello individuale, da stato a stato, e soprattutto non saranno economiche.
L’Europa sembra voler mantentere con Mosca un atteggiamento piuttosto indulgente.

“Consideriamo che per il momento – ha sottolineato Pia Ahrenkilde Hansen, portavoce della Commissione UE – le misure supplementari che abbiamo introdotto siano appropriate. Ma stiamo comunque proseguendo gli incontri per preparare nuovi provvedimenti per la fase 3”.

Ma la fase 3 non ci sarà. Ed ecco perché: 6 paesi europei dipendono dall’ 80 al 100% dal gas russo. 7 paesi dal 50 all’ 80%. La stessa Germania importa il 37% del suo fabbisogno di gas da Mosca. In questo quadro l’eventualità di ulteriori sanzioni economiche resta una possibilità remota che rischia necessariamente di dividere gli europei.

Il nostro giornalista Adrian Lascashire chiede a Eleonora Tafuro, ricercatrice alla Fondazione per le Relazioni Internazionali e il Dialogo di Bruxelles quali effetti ci si attendono dalle sanzioni europee contro la Russia e in che tempi?

“L’effetto a breve termine sull’economia russa sarà ovviamente negativo, perché ci sarà un ulteriore isolamento internazionale di alcune compagnie, ma non sarà tanto pesante quanto sperato perché le principali aziende come Rosneft, la famosa compagnia di petrolio, o le banche principali, non sono toccate dalle sanzioni”.

Adrian Lancashire, Euronews :
Perché ritardare le sanzioni economiche? Chi ne impone i ritmi?
Eleonora Tafuro :
“Dobbiamo ricordare che ci sono molte divisioni tra gli Stati membri. Alcuni Stati come la Bulgaria sostengono che dovremmo cercare di capire di più la Russia. Altri come la Polonia vorrebbero una posizione più dura. Quindi nel caso dell’Unione europea la velocità, o la lentezza, dipendono anche dalla profonda differenza di interessi tra gli Stati membri”.

Adrian Lancashire, Euronews :
Ci può dire di più su come vengono scelti gli individui, le banche, i membri del governo e dell’esercito da sanzionare in Russia?

Eleonora Tafuro :
“Le persone che sono state scelte nel caso della Russia sono individui chiave, come Igor Sechin, un consigliere molto vicino al Presidente Putin e anche amministratore delegato di Rosneft, una delle principali compagnie di petrolio russe. Quindi la logica principale dietro a queste sanzioni mirate è colpire direttamente individui che hanno un ruolo non solo in questa crisi, ma anche in generale nella politica russa”.