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Elezioni europee: un voto per scegliere il Presidente della Commissione

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Elezioni europee: un voto per scegliere il Presidente della Commissione

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Votare alle elezioni europee per partecipare più direttamente alla scelta del successore di Josè Manuel Barroso. Malgrado le discordanti interpretazioni di qualche capo di governo, questo è il messaggio di novità con cui Bruxelles mira a riconquistare la partecipazione degli elettori.

Nel 2009 l’astensionismo intorno al 57% è stato in buona parte attribuito alla percezione della Commissione Europea e del suo Presidente come organi lontani dai cittadini e dall’espressione della volontà popolare.

Per ovviare a questo problema, la nomina del Presidente della Commissione viene questa volta più strettamente subordinata agli equilibri politici del Parlamento Europeo. Nel proporre il candidato su cui quest’ultimo si pronuncerà a maggioranza, il Consiglio europeo dovrà infatti tenere conto del risultato delle elezioni.

A differenza di quanto accaduto in passato, tanto più netta sarà l’affermazione di un partito, tanto più elevata sarà quindi la possibilità che il Presidente della Commissione Europea provenga dai suoi ranghi.

In principio quasi esclusivamente formali, competenze e ruolo del Presidente della Commissione Europea si sono definite sempre più precisamente, guadagnando peso e incisività nel corso degli anni.

Determinante in questo processo, la guida del francese Jacques Delors. In carica per 10 anni a partire dal 1985, è a colpi di trattati che rafforza il ruolo dell’Europa e della Commissione, lasciando in eredità un allargamento a 15 membri.

Figura chiave delle istituzioni europee e capo dell’esecutivo, il Presidente della Commissione Europea oggi nomina e può revocare i commissari che la compongono. Spettano inoltre a lui il compito di imprimere dinamica e orientamento alla Commissione Europea e quello di di rappresentarla all’estero e in appuntamenti ufficiali.

Di pari passo con questa funzione, il ruolo di garante preposto a vigilare sul rispetto dei trattati europei. E proprio uno di questi, il Trattato di Lisbona, ha contribuito a partire dal 2007 ad accrescerne le competenze e l’indipendenza dagli stati membri.

A chiudere il cerchio, l’accresciuto ruolo del Parlamento Europeo che, pur non disponendo di facoltà propositive, può esercitare un veto sul candidato che i Capi di stato e di governo propongono a maggioranza qualificata, peraltro basandosi sugli equilibri emersi dalle urne. Un passo mirato insomma ad avvicinare voto e potere.