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Roncalli, papa di rottura

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Roncalli, papa di rottura

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Sono come un sacco vuoto che lo spirito santo ha riempito improvvisamente di forza.
Così Giovanni XXIII, il papa che resta buono anche nei tratti della maschera in cera che ci tramanda il ricordo delle sue spoglie mortali.

Angelo Giuseppe Roncalli, nasce nel 1881 da una famiglia modesta, in un paesino del bergamasco.
Con l’aiuto di uno zio inizia gli studi che completerà a Roma grazie a una borsa di studio.

Nel 1904, a 24 anni è ordinato prete.

Indossa la porpora a 72 anni a 77 partecipa al conclave che lo incorona papa.
Il suo doveva essere un pontificato di trasizione, dura 4 anni e mezzo, sufficienti però riscrivere il futuro della chiesa.

“Andate a casa e date una carezza ai vostri bambini. Dite che è la carezza del papa”.

Impone subito il suo stile diretto, riempiendo quel vuoto di contatto con la gente che i suoi predecessori avevano accuratamente preservato.
Visita i malati e i carcerati, tende la mano a protestanti e ortodossi e ai “perfidi” ebrei.

Oltre che per la personalità di rottura, Papa Roncalli entra di diritto nella grande storia per aver indetto il Concilio Vaticano II, che programma e organizza in pochi mesi.
Sebbene lui non riesca a vederne la fine, il Vaticano II rinnova dalle fondamenta la Chiesa producendo quei cambiamenti che caratterizzano il cattolicesimo di oggi , oltre alla nuova liturgia, si dà vita a un nuovo ecumenismo e si cambia l’approccio nei confronti della modernità.

Prima ancora dell’apertura del Concilio, nel settembre del 1962, si manifestano i sintomi del male, un tumore allo stomaco che non gli darà tregua, portandolo via nel giugno dell’anno sucessivo.