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Crollo in Bangladesh, un anno dopo. Ecco i marchi che non risarciscono le vittime

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Crollo in Bangladesh, un anno dopo. Ecco i marchi che non risarciscono le vittime

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Sdraiati al suolo, per denunciare le promesse da mercante, dei mercanti del tessile.

E’ l’azione “vestiti puliti”, con cui a un anno dalla tragedia del Rana Plaza, in Bangladesh, Berlino richiama l’attenzione sulle mancate compensazioni alle vittime. “Pagate ora” l’indignato slogan rivolto ai grandi marchi che si erano allora impegnati a contribuire a un fondo di solidarietà.

Chi e quanto? La lista completa di aziende e donazioni che hanno finora contribuito al fondo di solidarietà per le vittime del crollo del Rana Plaza.

“E’ un mito il fatto che in quell’edificio si producessero solo vestiti di bassa gamma – dice Frauke Banse, una delle organizzatrici dell’iniziativa -. Marchi come Mango, Benetton, C&A e Adler tutto sono salvo discount. E tutti commercializzavano vestiti che provenivano dal Rana Plaza”.

Vestirsi al contrario per un vestire etico e trasparente. Una "Fashion Revolution" dell'anniversario, per mostrare al mondo etichetta e provenienza di ciò che indossiamo.

Insieme al francese Carrefour, Benetton è tra i marchi che, malgrado le promesse, non hanno ancora contribuito al fondo, destinato a coprire indennità per i familiari delle oltre 1.100 vittime del crollo del Rana Plaza, e invalidità, spese legali e mediche dei quasi 2.500 feriti.

Benetton sostiene però di aver finanziato un programma alternativo, messo a punto con una ONG bengalese.

Il comunicato di Benetton sul suo impegno in favore delle vittime dell'incidente del Rana Plaza.