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Lo "Zuckerberg russo" fugge all'estero

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Lo "Zuckerberg russo" fugge all'estero

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Social media nell’occhio del ciclone in Russia.
L’esponente dell’opposizione Alexei Navalny è stato riconosciuto colpevole di diffamazione per aver definito “drogato”, su Twitter, un assessore moscovita. Navalny, già condannato per altre vicende, dovrà pagare una multa di circa 6000 euro.

Intanto il fondatore e direttore di VKontakte, il social network russo popolarissimo nell’est Europa, ha annunciato di essere stato licenziato e di aver lasciato il Paese.

Pavel Durov, lo Zuckerberg russo, in passato aveva respinto le pressioni del Cremlino per chiudere pagine di sostegno a Navalny e all’opposizione.

Durov ha aggiunto che il social network è ora nelle mani di due fedelissimi di Vladimir Putin.

Nei giorni scorsi aveva creato imbarazzo al Cremlino rivelando che a dicembre i servizi segreti gli avevano chiesto di comunicare loro l’identità dei fondatori dei gruppi ucraini pro-Maidan. Una richiesta alla quale Durov aveva risposto picche.

Secondo il 29enne, al momento la Russia è incompatibile con il business legato a internet.