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Una maratona contro la paura. Boston corre per superare il trauma degli attentati

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Una maratona contro la paura. Boston corre per superare il trauma degli attentati

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Niente zaini sulle spalle, chilometri di transenne lungo tutto il percorso e trasporto di liquidi limitato a un litro a persona.

Boston non dimentica le vittime dello scorso anno e trasforma la sua maratona numero 118 in percorso di guerra.

Aumentati di un quarto rispetto al 2013, gli atleti correranno sotto lo sguardo vigile del doppio delle forze dell’ordine: 7.000 uomini, fra poliziotti e agenti privati, coadiuvati da unità cinofile e centinaia di telecamere di sorveglianza.

Il massiccio dispositivo di sicurezza non spegne però l’entusiasmo dei partecipanti, che alle telecamere parlano di “rinascita”, sottolineando soprattutto il valore simbolico di questa edizione.

“Nessuno riuscirà a toglierci la maratona – dice uno di loro -. Appartiene a noi e a tutti coloro che lavorano per organizzarla”.

“L’atmosfera non è certo quella di sempre. – ammettono altri – Temo un certo nervosismo, ma sono contenta di essere qui. Le autorità cercano solo di garantire la sicurezza”.

Un minuto di silenzio sulla linea di partenza l’omaggio per ribadire come, più che mai, l’importante sia quest’anno partecipare e non vincere.

Traguardo da raggiungere è per Boston ancora il superamento del trauma: 3 morti e oltre 260 feriti, provocati dalle bombe artigianali piazzate in prossimità dell’arrivo dai fratelli di origine cecena, Tamerlan e Djokaer Tsarnaev.

Il primo è caduto pochi giorni dopo in uno scontro a fuoco con la polizia. L’altro rischia ora la pena di morte.