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Sicurezza e sviluppo in Africa. A colloquio con Mohamed Ould Abdel Aziz

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Sicurezza e sviluppo in Africa. A colloquio con Mohamed Ould Abdel Aziz

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L’appuntamento di inizio aprile era a Bruxelles, per il quarto vertice tra Unione Europea e Africa.

Tante le questioni sul tavolo dei leader. La grave crisi umanitaria nella Repubblica Centrafricana. Ma anche lo sviluppo nel continente africano, la cui crescita annuale media tocca il 5%.

Per la formazione dei giovani e per la sicurezza servono però ingenti investimenti, gran parte dei quali arrivano proprio dall’Europa.

Per l’occasione Euronews ha parlato con Mohamed Ould Abdel Aziz, presidente della Mauritania, che attualmente esercita la presidenza dell’Unione Africana.

François Chignac, Euronews: “Osserviamo previsioni di crescita piuttosto positive sul continente africano. La media generale si attesta intorno al 5%. A partire da questa nuova realtà, secondo lei, nel ventunesimo secolo bisognerà mettere in campo relazioni nuove con l’Unione Europea?”

Mohamed Ould Abdel Aziz: “I rapporti devono continuare, ma dobbiamo migliorarli in maniera tale da permettere a entrambi i lati di ricavarne dei vantaggi. Credo che questo sarà utile per tutti e due i continenti. Abbiamo ancora bisogno gli uni degli altri. Siamo due continenti complementari”.

François Chignac, Euronews: “L’Unione Europea e il resto del mondo hanno compreso che c‘è stato un vero e proprio boom economico africano?”

Mohamed Ould Abdel Aziz: “Credo di sì. Lo stanno capendo ora perché si vede. Un tasso di crescita con medie del 5% è qualcosa che risalta. Dobbiamo accompagnare in qualche modo l’evoluzione di questo mondo. E lo stiamo facendo, forse lentamente, ma in modo risoluto.

François Chignac, Euronews: “Bisogna passare ai fatti ora”.

Mohamed Ould Abdel Aziz: “Nell’ultimo decennio ci sono stati dei problemi enormi, sia in Europa che in Africa. Problemi d’instabilità, di mancanza di sicurezza. Problemi legati alle crisi economiche, problemi legati alle calamità naturali, e che spesso non hanno lasciato al potere politico la possibilità di mettere in pratica le decisione prese. Ad ogni modo, però, la volontà c‘è”.

François Chignac, Euronews: “Il tema della Repubblica Centrafricana è delicato. Pensa che l’Unione Europea debba aumentare le sue truppe sul campo o crede che siano l’Unione Africana e gli africani stessi a dover ristabilire l’ordine?”

Mohamed Ould Abdel Aziz: “Sono gli africani che devono assumersi questo compito. È la verità, è la nostra missione. L’Africa si sta preparando per mettere in campo delle forze speciali. Ci sono un certo numero di Paesi che si sono già offerti volontari”.

François Chignac, Euronews: “Quali Paesi?”

Mohamed Ould Abdel Aziz: “Ci sono una decina di Paesi che si sono offerti”.

François Chignac, Euronews: “La sicurezza è senza dubbio uno dei dossier più importanti di cui vi dovete occupare in quanto presidenti di turno dell’Unione Africana, e dovete trattare nelle vostre relazioni con l’Unione Europea”.

Mohamed Ould Abdel Aziz: “Credo che non si possa parlare di sviluppo senza parlare prima di sicurezza. Non si può investire in un’area dove regna l’insicurezza. È vero che, specialmente nella nostra zona del Sahel, abbiamo avuto dei problemi di sicurezza enormi. Non da qualche mese, però, ma in pratica da più di una decina d’anni. Questa mancanza di sicurezza è dovuta al fatto che c‘è una presenza massiccia di terroristi che si sono insediati in quella zona e che continuano ad operare impunemente. Per il terrorismo non esistono frontiere”.

François Chignac, Euronews: “Ogni anno 11 milioni di giovani approdano sul mercato del lavoro in Africa. Spesso non riescono a trovare impiego e questo problema li radicalizza e li spinge verso l’estremismo”.

Mohamed Ould Abdel Aziz: “In effetti, ci sono tutti gli ingredienti per spingere i giovani verso l’estremismo, verso la desolazione. È un grosso problema”.

François Chignac, Euronews: “Durante la sua presidenza dell’Unione Africana insisterà su tali temi?”

Mohamed Ould Abdel Aziz: “Ho già insistito sul punto. Il miglior modo per evitare che i giovani cadano nella trappola del terrorismo è evitare la loro continua esclusione dallo sviluppo economico africano. Bisogna qualificarli. Per questo bisogna che il sistema educativo possa rispondere a tale bisogno. L’Africa ha delle possibilità enormi. Ad esempio, esportiamo enormi quantità di materie prime che, trasformate sul posto, ci permetterebbero di creare posti di lavoro, di svilupparci, di guadagnare di più e di salvare questi giovani”.

François Chignac, Euronews: “L’Unione Europea chiede spesso ai Paesi e ai leader africani di implementare e garantire il buon governo”.

Mohamed Ould Abdel Aziz: “Credo che non sia l’Unione Europea a dover chiedere all’Africa di assicurare il buon governo. Credo che gli africani siano ben al corrente di tale necessità. Sanno che un Paese non si può sviluppare senza democrazia, senza buon governo, senza il rispetto per tutti e l’integrazione di tutti. Un Paese non si può sviluppare fintanto che ci sono degli esclusi dal processo. E credo che non sia diritto dell’Unione Europea dirci cosa fare. È una scelta che dobbiamo fare noi stessi”.

François Chignac, Euronews: “Parlando di buon governo: alcuni hanno sollevato perplessità sulla vostra ascesa al potere. Cosa risponde?”

Mohamed Ould Abdel Aziz: “C’erano dieci candidati. E la Mauritania doveva eleggerne uno solo. Per cui, i nove candidati che l’ultima volta non hanno avuto la possibilità di vincere si sono sentiti frustrati. E hanno detto che le elezioni non sono state trasparenti. Ma finisce sempre così. Nessuno è mai soddisfatto. Adesso, però, sta a loro presentarsi alle prossime elezioni di giugno. Le quali saranno trasparenti proprio come lo sono state le ultime.

François Chignac, Euronews: “Quindi lei è piuttosto ottimista per le elezioni politiche del prossimo giugno nel suo Paese”.

Mohamed Ould Abdel Aziz: “Sono ottimista per la mia nazione. Nel mio Paese la democrazia si sta saldamente ancorando sia nell’animo delle persone che in giro per le strade”.

François Chignac, Euronews: “Sono arrivate critiche in passato da parte dell’Unione Africana, ma anche da parte di alcuni Paesi africani, nei confronti della Corte Penale Internazionale”.

Mohamed Ould Abdel Aziz: “È una percezione diffusa in Africa perché le persone alla sbarra sono, per la maggior parte, proprio africani. Per questo motivo sono in tanti, nel continente, a pensare che si tratti di una corte specializzata unicamente nel giudizio degli africani. C‘è un grande dibattito in corso su tale problema. Sarebbe comunque opportuno che gli africani se ne potessero fare carico, come per il tema della sicurezza”.

François Chignac, Euronews: “Quindi lei è a favore di una Corte Penale Africana?”

Mohamed Ould Abdel Aziz: “Chiediamo una nostra corte. Non capisco perché facciamo partire i nostri concittadini affinché siano giudicati all’esterno. Abbiamo la possibilità di giudicarli, di imprigionarli. È il minimo, d’altra parte. Abbiamo magistrati molto competenti, che sono all’altezza”.

François Chignac, Euronews: “Vedremo presto una Corte Penale Africana?”

Mohamed Ould Abdel Aziz: “È quel che spero vivamente”.

François Chignac, Euronews: “È quanto sperano anche altri Paesi dell’Unione Africana”.

Mohamed Ould Abdel Aziz: “Infatti”.

François Chignac, Euronews: “Lei crede che l’Africa sia diventata la locomotiva dell’Unione Europea, o possa diventare la locomotiva dell’Unione Europea?”

Mohamed Ould Abdel Aziz: “Lo penso e lo spero. Abbiamo i mezzi, e soprattutto l’ambizione, per esserlo. Credo che sia soprattutto l’ambizione a contare”.

François Chignac, Euronews: “Se dovesse provare a riassumere le sue speranze per il continente africano negli anni a venire?”

Mohamed Ould Abdel Aziz: “Io nel futuro vedo un’Africa prospera, stabilizzata, sicura. E un’Africa unita, che contribuisca allo sviluppo nel mondo, che sia presente anche sullo scacchiere internazionale, e che abbia un ruolo da giocare, sia politico che di sicurezza, nel mondo”.