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Golfo, GCD ritrova il dialogo?

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Golfo, GCD ritrova il dialogo?

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Speranze e perplessità si agitano sull’accordo di salvaguardia dei rapporti di sicurezza e sovranità reciproci, raggiunto dai paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo.

I dialoghi sono ripresi ad oltre un mese dall’escalation che ha portato Arabia Saudita, Emirati Uniti e Bahrein a ritirare i propri ambasciatori dalla sede di Doha, in Qatar.

François Chignac, Dubai: “Qui a Dubai, la stampa ha titolato sull’accordo, dettagliando i colloqui, senza svelare i retroscena. Pertanto, la domanda da porsi è: perché seppur sempre in competizione per la leadership, le monarchie del Golfo non riescono a stare troppo a lungo distanti? Perché qui le crisi sono tante. C‘è la Siria e la sua corte di rifugiati che destabilizza i paesi vicini, l’aumento dell’influenza regionale dell’Iran, che preoccupa i paesi sunniti. Lo stesso Iran che potrebbe approfittare delle discordie per muovere le sue pedine.”

A far scattare il disappunto: la distanza fra i maggiori produttori di petrolio mondiali e l’emiro del Qatar; il sostegno dello stesso al deposto presidente egiziano, in stretti legami con la Fratellanza Musulmana, bandita in Egitto, Arabia e Barhein ed iscritta alla lista nera delle organizzazioni terroristiche di stampo islamista; infine, il supporto offerto alla Siria e di conseguenza ai miliziani jihadisti.

Maha Barada, Doha: “Potenzialmente l’accordo conclude la controversia, ma porta anche a termine i diversi punti di vista sulle questioni importanti della regione? Gli osservatori chiedono se il Qatar è pronto a cambiare la sua politica di sostegno nei confronti delle confraternite musulmane secondo i criteri di Arabia saudita, Emirati e Bahrein. L’intesa porta a questo?”.