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Corea del Sud, rabbia sul naufragio

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Corea del Sud, rabbia sul naufragio

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Una delle peggiori tragedie del mare degli ultimi 20 anni, quella che sta sconvolgendo la Corea del Sud. Il bilancio finora è di 6 morti, secondo “The Korean Herald”; 180 persone sono state tratte in salvo.

Mentre, i sopravvissuti vengono accolti ed assistiti in una palestra dell’isola di Jindo, è polemica sull’evacuazione dei passeggeri. I parenti dei dispersi sono stremati: soccorsi tardivi e informazioni errate hanno alimentato angoscia e rabbia contro le autorità.

Il naufragio del Sewol, che viaggiava verso l’isola di Jeiu, uno dei paradisi turistici del Paese, con 462 persone a bordo, tra cui 325 studenti in gita, non ha ancora cause certe. Secondo le testimonianze, il traghetto avrebbe urtato il fondale marino, per poi rovesciarsi nell’arco di due ore.

L’allarme dell’avaria è scattato alle 9 del mattino, ora locale.

Il buio, la scarsa visibilità e le forti correnti hanno reso e rendono difficili le operazioni di soccorso, nonostante l’imponente spiegamento di forze: più di 80 tra unità navali militari e motovedette, un sottomarino, 18 tra velivoli ed elicotteri, la nave anfibia americana Uss Bonhomme Richard, in pattugliamento di routine nel mar Giallo, e il sostegno della Settima Flotta statunitense.

Intanto, le basse temperature dell’acqua, circa 12 gradi, peggiorano le possibilità di sopravvivenza di eventuali superstiti.