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"E adesso mi compro una moto...d'arte"

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"E adesso mi compro una moto...d'arte"

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Lo cantava Giorgio Gaber: una moto puo’ servire a far finta di essere sani (con buona pace de “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” che Robert M. Pirsig pubblico’ negli anni 70).

Wolfgang Spindler, Euronews:
“Guidare una moto puo’ essere un’arte. Ma le motociclette e il mondo della moto cosa hanno a che vedere con l’arte contemporanea? Una mostra lo racconta a Lione”.

E qui la mostra s’intitola “Motopoétique” ed espone opere di 40 artisti da tutto il mondo che si sono ispirati alle ruggenti due ruote nelle varie declinazioni dei miti della libertà, della velocità, del vivere selvaggio che puo’ portare alla follia e alla morte. Due grandi amanti delle due ruote sono i responsabili della mostra.

Barbara Polla, curatrice: “Sono Barbara Polla, co-curatrice di “Motopoétique”“.

Paul Ardenne Curator:
“ Volevamo dimostrare che opere sperimentali potevano impadronirsi della moto non in una prospettiva d’illustrazione, rapresentandola tale e quale, come simbolo della libertà ma per andare molto piu’ in là, per aprire delle strade, per opere d’immaginazione e creazione”.

Ed ecco che il grasso, molto vitale per una moto in buono stato, se la divora tutta, forse siamo nell’ambito concettuale di divorarsi l’insieme della moto. Il risultato estetico puo’ apparire mediocre.

Laurent Faulon, artista:
“Per me è un po’ un oggetto di libidine, come fosse un qualcosa che viene incastonato nel grasso dei nostri desideri. L’idea di sottoporre l’oggetto ad un aspetto che gli conferisce un piano simultaneo di attrazione e repulsione”.

Poi ci sono le rappresentazioni delle moto che ospitano belle ragazze. Le dipinge l’artista di origini malesi Moo Chew Wong.

Moo Chew Wong, pittore: “Quando vedevo una ragazza su una moto ne restavo affascinato. Trovavo la cosa la piu’ erotica in assoluto . In 3 o 4 ore dipingevo un quadro. Il pennello era come un coltello che scivolava in modo molto personale, una pittura rapida come l’action painting, la pittura veloce”.

Poi ci sono le moto riprodotte col cartone e la colla a grandezza naturale, sono opera dell’artista britannico Chris Gilmour che vive e lavora a Udine, il suo è uno stile concettuale.

Wolfgang Spindler: “Quanto tempo ci vuole per farne una?”

Chris Gilmour: “Ci vogliono dai due ai 3 mesi. Questo è il Chopper di Easy Rider, la moto di Peter Fonda. Il mio lavoro pretende materiali industriali, scarti di materiali commerciali cose che hanno un valore importante”.

L’artista francese Tïa- Calli Borlase ha camuffato una Ducati e una BMW con elementi medioevali , come fossero dei cavalli medioevali. Appaiono maestose, pronte per un torneio medioevale.

Tïa- Calli Borlase, artista:
“L’ho completamente ricoperta di drappeggi che fanno da contrasto con tutto il cuoio che evoca il mondo equestre. Quindi è un avvicinamento un po’ a un ibrido fra il mondo della moto e quello equino”.

“Motorpoetique” punta quindi a nobilitare il motore per farlo diventare qualcosa di artistico. Il futurismo aveva imboccato il percorso inverso in cui la macchina diventava piu’ bella della Nike di Samotracia.

Wolfgang Spindler: “Sia arte o artificio ognuno giudicherà. Sicuramente evocando un tema cosi’ popolare come la moto si puo’ attrarre un gran pubblico e far venire al museo persone che preferiscnono andare a correre sulle strade, lontano dalle istituzioni ufficilai”