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Ucraina: ribelli filo-russi respingono l'ultimatum

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Ucraina: ribelli filo-russi respingono l'ultimatum

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Stanno rafforzando le barricate i manifestanti filo-russi che hanno occupato alcuni edifici pubblici nelle città orientali di Donetsk, Lugansk e Kharkiyv.
Costretti a sgomberare alcune sedi dopo l’intervento delle forze speciali, i militanti mantengono il controllo della sede dei servizi segreti a Lugansk e del palazzo dell’amministrazione regionale a Donetsk.
Il governo di Kiev, che accusa Mosca di essere dietro a questa rivolta, ha dato quarantotto ore di tempo per lasciare gli edifici, altrimenti potrebbe usare le maniere forti. Alcuni blindati sono già arrivati a Lugansk. Mosca chiede a Kiev di non fare nulla di “irreparabile”, perché un intervento armato potrebbe scatenare la guerra civile, avvertono i russi. È in questo clima di tensione e di scambi di accuse che il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha parlato al telefono con il Segretario di Stato americano John Kerry. I due si rivedranno nel vertice a quattro con Ucraina e Unione europea la settimana prossima, ma Washington non sembra nutrire grandi speranze: “Devo dire che non ci aspettiamo molto da questi colloqui, ma pensiamo che sia importante mantenere aperta la via diplomatica”, ha detto il vice-segretario di Stato, Victoria Nuland.

E il Presidente russo, Vladimir Putin, avverte Kiev: “il nostro sostegno economico non può essere eterno”, ha detto, sottolineando come l’Europa, che sostiene le attuali istituzioni ucraine, non dia loro un solo euro, mentre la Russia, che non le riconosce, aiuta finanziariamente il Paese.