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Ebola, l'epidemia si estende e fa paura anche all'Europa

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Ebola, l'epidemia si estende e fa paura anche all'Europa

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L’epidemia di Ebola si è manifestata il 9 febbraio nel sud della Guinea e in appena due mesi è stata dichiarata tra le più preoccupanti mai registrate dalla comparsa del virus, quarant’anni fa. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, è elevato il rischio che si diffonda anche in Europa, dove in alcuni aereoporti è scattato il codice rosso.

Il vice direttore generale dell’OMS, Keiji Fukuda, afferma che “la sfida è particolarmente difficile a causa della grande dispersione geografica dei casi. Il virus si è diffuso in distretti lontani fra di loro e da qualche tempo ha raggiunto anche la capitale della Guinea Conakry”.

Dei 157 casi confermati nel Paese, 101 si sono rivelati mortali. A Conakry, città portuale dove abitano più di un milione di persone, i contagiati sono una ventina. In Liberia 21, dieci dei quali si sono conclusi con il decesso dei pazienti. Nove casi sospetti sono stati finora registrati in Mali.

Il virus Ebola è stato identificato per la prima volta nel 1976 in Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo, all’epoca Zaire. Le vittime furono 280 su 318 persone infettate. Particolarmente esposti all’infezione sono i medici. “Siamo di fronte al ceppo di Ebola più aggressivo, il ceppo Zaire, che uccide più di nove persone su dieci – spiega l’epidemiologo Michel Van Herp – Oggi non esistono trattamenti specifici in grado di neutralizzare il virus”.

Dopo un periodo d’incubazione che va dai 2 ai 21 giorni, il virus causa febbre elevata, mal di testa, dolori muscolari, sintomi che spesso fanno pensare alla malaria. In un secondo momento, subentrano vomito, diarrea e rash cutanei. Reni e fegato sono compromessi e il paziente soffre di emorraggie, sia interne che esterne. Nel 90% dei casi, la morte interviene dopo una settimana.

Fino a oggi, l’epidemia più grave era quella che nel 2000 si diffuse in Uganda, con un bilancio di 425 contagiati e 224 decessi. Il fatto che per la prima volta il virus abbia colpito nell’Africa occidentale, senza limitarsi soltanto ai villaggi ma arrivando anche nelle città, è un ulteriore elemento di preoccupazione.

La ricerca di una cura e di un vaccino sono ancora in alto mare. I vettori del virus sono molto probabilmente i grossi pipistrelli che si nutrono di frutta e abitano le foreste tropicali. Il contagio sarebbe passato alle scimmie e da queste all’uomo. La trasmissione avviene per contatto diretto con il sangue, i liquidi biologici e i tessuti infettati, sia di uomini che di animali, vivi o morti che siano.