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Fmi: ripresa globale più solida, la Bce agisca contro il pericolo deflazione

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Fmi: ripresa globale più solida, la Bce agisca contro il pericolo deflazione

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Una frenata dei Paesi emergenti e la comparsa di tensioni geopolitiche a causa della situazione in Ucraina. Ma anche una ripresa più consolidata nelle economie avanzate.

A dipingere il quadro è il Fondo monetario internazionale che, nel vertice di primavera, ha reso note le sue nuove proiezioni economiche.

Quest’anno il Pil globale dovrebbe crescere del 3,6% per poi accelerare del 3,9% nel 2015, stando al nuovo World Economic Outlook.

“La ripresa, che ha cominciato a prendere piede ad ottobre, sta diventando non solo più forte ma anche più diffusa”, spiega il capo economista dell’Fmi Olivier Blanchard.

“I vari nodi che limitavano la crescita stanno lentamente trovando soluzione. In una parola, la ripresa si sta rafforzando”, aggiunge.

Gli Stati Uniti, grazie all’alleggerimento dei tagli al bilancio, al mercato immobiliare in crescita e alla politica monetaria accomodante, sono in accelerazione (+2,8% nel 2014).

Seguiti dall’Eurozona, “finalmente emersa dalla recessione” dice il Fondo, che ha rivisto al rialzo le previsioni di gennaio.

L’attività economica del blocco della moneta unica dovrebbe riprendere piede grazie ad un allentamento delle politiche di austerità.

Il miglioramento sarà percepibile anche sul disastrato mercato del lavoro, con un abbassamento della disoccupazione all’11,9% nel 2014 e all’11,6% nel 2015.

Rimane, però, l’annoso tema del pericolo deflazione, già alla base di una polemica a distanza con la Banca centrale europea, a cui l’organizzazione di Washington ribadisce la richiesta per nuove misure.

Interventi sono sollecitati anche da parte dei governi per la questione dell’accesso al credito: in un’Italia che nel 2014 dovrebbe crescere solo dello 0,6%, dice l’FMI, riaprire i rubinetti significherebbe un aumento del Pil oltre il 2%.

“Nelle previsioni L’FMI mette in luce anche un’altra dinamica potenzialmente pericolosa, e cioè l’aumento delle ineguaglianze”, aggiunge il corrispondente di Euronews da Washington Stefan Grobe.

“Fino a poco tempo fa non si credeva che tale elemento avrebbe avuto grande impatto sullo sviluppo economico, ma quest’opinione viene ora messa in dubbio, il che significa che in Europa e negli Stati Uniti il dibattito sul salario minimo e sulla giustizia economica diventerà più serrato”, conclude.