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Genocidio in Ruanda, vent'anni dalla grande vergogna

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Genocidio in Ruanda, vent'anni dalla grande vergogna

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Il più grande massacro dalla fine della seconda guerra mondiale compie vent’anni. Una vergogna per l’umanità intera la caccia al tutsi che si scatenò in Ruanda, lasciando in 100 giorni 800.000 cadaveri.

Tutto cominciò con l’attentato al presidente, l’hutu moderato Juvenal Habyarimana, reduce da un vertice di capi di Stato in Tanzania. Mentre stava atterrando, il suo aereo fu colpito da un missile. Nessuno a bordo sopravvisse. Il potere che aveva tentato di tenere a freno la guerra civile tra etnie rivali lascio il posto alla rabbia più sfrenata, che da tempo preparava la mattanza.

Tanti sapevano che c’erano gli arsenali pronti. Compreso Romeo Delaire, comandante dei caschi blu dell’Onu a Kigali. Che aveva provato, senza successo, a ricevere dal Palazzo di vetro il via libera al sequestro delle armi.

Poi fu solo conta dei cadaveri.

La chiesa di Ntarama ospita oggi il memoriale del genocidio, drammatico ricordo per gli scampati, macigno sulle coscienze dei carnefici. Alice Mukarurinda è tra i primi, Emmanuel Ndayisaba fa parte dei secondi. Si sono ritrovati nel luogo di una delle tante tragedie di quell’anno.

“Hanno scoperto – racconta – dove mi nascondevo e Emmanuel mi ha sfregiato la faccia e tagliato un braccio. Uno dei suoi amici mi ha colpito in testa e caddi. Hanno ucciso la mia bambina di nove mesi. Un altro ragazzo mi accoltellò dalla spalla alla schiena”.

A sopravvivere furono, per lo più, i profughi, che in poche ore si ammassarono in circa due milioni al confini del Paese, soprattutto con l’Uganda.

A dispetto della conciliazione tentata da Nicolas Sarkozy nel 2011, in occasione del triste anniversario, le autorità ruandesi sono tornate ad attaccare la Francia, chiedendole di ammettere le “responsabilità dirette” avute nella preparazione del genocidio. Parigi replica con sdegno, annullando la partecipazione alle celebrazioni.

Per il portavoce del ministero degli Esteri, Romain Nadal, “queste affermazioni sono inaccettabili, infondate. Potremo avere relazioni davvero amichevoli con il Ruanda solo quando saranno basate su verità e riconciliazione”.

Il presidente Kagame ha affermato anche che l’operazione Turquoise, compiuta dalle forze francesi nei mesi successivi, fu del tutto incapace di salvare vite.