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L'Aquila cinque anni dopo, il centro è ancora fantasma

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L'Aquila cinque anni dopo, il centro è ancora fantasma

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Sei aprile 2009, ore 3.32 della notte. Ventitre secondi appena e l’Aquila non sarà mai più quella di prima. Tanto dura la scossa distruttiva, sulla cui reale magnitudo ancora si dibatte. Sugli effetti pure: 309 persone morte e una città lacerata nel profondo. Che cinque anni dopo non ha ancora il suo cuore pulsante: un centro storico bellissimo e martoriato.

“È tristissimo. Per il semplice motivo che qui era pieno di negozietti” dice un signore che passeggia per il centro, indicandone alcuni ridotti ormai a macerie. “È – aggiunge – una città fantasma”.

Finora sono stati spesi 8 miliardi e mezzo per la ricostruzione. La maggior parte per la costruzione della “new town”. Una parte di questi soldi ha senz’altro unto le ruote della corruzione. Come a Palazzo Carli, sede dell’Università.

“Le carte raccontano che il vicesindaco Roberto Riga avrebbe ricevuto una tangente di 10.000 euro, un ‘regalo di Natale’, dentro una confezione di grappa”“ racconta il giornalista Giuseppe Caporale, autore del libro “L’Aquila non è Kabul”.

Non fu un giorno drammatico solo per l’Aquila. Tanti piccoli paesi del circondario sono stati devastati. Tra questi Onna, che non vuole dimenticare chi da quel maledetto 6 aprile non c‘è più. Un anziano signore lo fa appendendo alla rete che circonda il luogo dove c’era la sua casa le foto dei cari scomparsi.