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Turchia al voto per le amministrative. Si assottiglia il divario fra maggioranza e opposizione?

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Turchia al voto per le amministrative. Si assottiglia il divario fra maggioranza e opposizione?

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Domenica in Turchia si vota per le amministrative. Un referendum nei confronti del premier Recep Tayip Erdogan e del suo partito l’AKP.

Un banco di prova in attesa delle presidenziali di agosto e delle politiche dell’anno prossimo che potrebbero ridisegnare la geografia politica del Paese sul Bosforo.

L’AKP è al potere dal 2002, ma sta affrontando il momento più difficile della sua storia percorso da critiche, scandali e
accuse.

Difficile che l’AKP crolli, ma potrebbe comunque vedere assottigliarsi la distanza che lo separa dall’HDP. È il Partito democratico del popolo, formazione politica, o meglio sarebbe chiamare coalizione, costituita di recente su iniziativa del partito filo-curdo della Pace e della democrazia per unire sotto un’unica sigla nelle zone occidentali del paese il movimento curdo e la sinistra.

Turchia: le municipali, un voto su Erdogan

In Turchia questa domenica si tengono le municipali. Euronews ha intervistato l’analista del giornale Milliyet .

euronews:

-Le amministartive domenica si tengono in un clima elezioni generali, sentimento condiviso da maggioranza e opposizione. Che ne pensa?

Aslı AYDINTAŞBAŞ, Milliyet:

“Esattamente, si va al di là di elezioni locali, siamo a un crocevia importante per la democrazia turca. Queste consultazioni sono legate a una persona: Tayyip Erdogan. Si tratta di un voto sulla Turchia rappresentata da Tayyip Erdogan e di un voto sul suo governo. Certo, i candidati locali sono importanti. Soprattutto nei piccoli centri, gli elettori faranno la propria scelta in base ai candidati e alle loro promesse. Ma nelle grandi città, dove la maggior parte dei turchi vive, si tratterà di un voto di fiducia per Erdogan”.

-I partiti guardano a queste elezioni come se fossero fondamentali per la loro sopravvivenza. Qual‘è la posta in gioco. Perché l’uso di toni così duri gli uni contro gli altri?

“In gioco, penso, ci siano i diritti, le libertà, la democrazia tutta.
Dal mio punto di vista, in un Paese dove Twitter è messo al bando, dove le aziende avversarie sono super tassate, i giornalisti sono arrestati, gli uomini d’affari sono minacciati, un Paese così, non è un Paese democratico,
Per chi la pensa come me, questo voto è un voto sulla sopravvivenza”.

-La questione Twitter e gli incidenti di Gezi sono stati ampiamente mediatizzati a livello internazionale. Se la situazione persiste, che efeftto avrà sulla Turchia?

“Non se ne parla molto in Turchia, ma la Turchia è stata già messa in disparte dalla comunità internazionale. Il veto su Twitter è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
L’immagine delal turchia si era deteriorata già da tempo, sfortunatamente.

Il governo non aveva capito in quale boomerang, per le conseguenze nell’opionione internazionale, si sarebbe trasformato l’uso della forza, dei cannoni a acqua contro i manifestanti che volevano proteggere un parco qui nel cuore di Istanbul.
Il governo non ha capito che il veto su twitter poteva trasformarsi in un allarme per gli investitori occidentali e per gli alleati, per l’Unione europea, al cui ingresso Ankara è ancora tecnicamente candidata”.

- Pensa che le accuse di corruzione possano giocare un ruolo in queste elezioni?

“Fino a quando l’economia non ha problemi, fatti come questi non sono tenuti in considerazione al momento del voto, in Paesi in via di sviluppo.
Quando la situazione economica peggiora, le accuse di corruzione sono prese in seria considerazione e servono per punire i leader.
Per di più ci vuole tempo perché certe voci si propaghino e non credo che in Turchia tutti sappiano di queste accuse, ma se ne parlerà ancora per le elezioni presidenziali”.