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Rivoluzione soft: cambiare il mondo attraverso i sogni

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Rivoluzione soft: cambiare il mondo attraverso i sogni

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Rafforzare il senso della comunità e della solidarietà giocando. È il progetto di un gruppo di giovani belgi. Si chiama ‘‘rivoluzione soft’‘ e ne parliamo in questa puntata che apre un nuovo capitolo dedicato alla cittadinanza.

La storia è quella di una sfida: ridare vita a un hangar di Porte de Ninove, un luogo chiave per molti cittadini di Bruxelles. Yannick Schanden ha trovato un modo per convincere la comunità locale a fare pressioni sulle autorità locali affinché rivalutino questo spazio. “L’idea è di creare un parco temporaneo, fare in modo che le persone si riprendano questo luogo per viverlo e sentirlo come proprio’‘, spiega Yannick Schanden. ‘‘Abbiamo chiesto il sostegno di tutti, si può partecipare con un contributo che va dai 10 ai 750 euro per ideare il ‘pop-up parc’. A partire da dieci euro per un metro quadrato di verde. Poi ci sono dei vasi con dei fiori e anche legumi’‘.

Si chiama “Soft Revolution” è un’idea di Yannick, Lennert e Bavo che hanno data vita a una piattaforma di volontari con un progetto semplice ma molto ambizioso: cambiare il mondo attraverso la mobilitazione di persone unite dalla solidarietà e dalla voglia di cooperare nella vita quotidiana. Il contributo di Lennert Mottar è il più tecnologico, lui aiuta i giovani a dare corpo alle idee. “Imparano a utilizzare i media cimentandosi in prima persona, io cerco di dare una mano a questi ragazzi che mi ricambiano dandomi energia e ispirazione per il mio lavoro.’‘

‘‘È possibile fare una propria ‘soft revolution’, estendendo il principio che ne è alla base’‘, dice Bavo Blanckaert. ‘‘Ci piace quando le persone ascoltano il bambino che hanno dentro. È possibile sognare e si possono fare più cose’‘.

La loro ultima iniziativa ha ottenuto il sostegno della Commissione europea: è un gioco da tavolo chiamato “Scegli la tua felicità”, dove i giocatori devono risolvere dilemmi in cui gli interessi personali si scontrano con l’armonia della comunità.

“I miei vicini reclamano: devo far finire la mia festa? Se faccio questa scelta, la mia felicità sprofonda. Se scelgo di continuare la festa, è la felicità della collettività a essere compromessa,” spiega Lennert Mottar. ‘‘È un piccolo passo per la formazione della coscienza. C‘è molta creatività tra i giovani. Hanno bisogno di uno spazio, oltre la scuola, per esprimersi.”

“In diversi casi, i giochi rappresentano una cosa seria, nel senso che giocando i giovani imparano e scoprono nuove cose, sviluppano tattiche, strategie, senza nemmeno accorgersene e divertendosi,” sottolinea Giorgio Guazzugli Marini, Rappresentante della direzione Youth and Sport della Direzione Generale Educazione e Cultura presso la Commissione Europea. ‘‘È un modo affascinante per attrarre le persone. Questi programmi hanno una priorità nella programma ‘Gioventù in Azione’ della Commissione Europea e in futuro anche nei programmi Erasmus per sostenere l’imprenditorialità giovanile.”

Le storie di Generation Y continuano sulle pagine dei nostri social media.
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