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L'esempio della Crimea fa paura agli Stati Baltici

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L'esempio della Crimea fa paura agli Stati Baltici

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Dopo l’annessione russa della Crimea, si diffonde il timore che le mire espansionistiche di Mosca non siano finite. Una preoccupazione confermata dal capo delle forze Nato in Europa, secondo il quale le truppe russe ammassate al confine orientale con l’Ucraina sarebbero pronte a rapide incursioni in altri Stati.

In particolare, il generale Philip Breedlove ha detto che le forze dispiegate da Mosca sono così consistenti che potrebbero arrivare facilmente sino alla Transnistria, se venisse presa questa decisione. Un’eventualità che ha definito allarmante.

Proprio negli ultimi giorni, la comunità russofona della Transnistria, regione separatista della Moldova che si è autoproclamata indipendente nei primi anni Novanta, ha chiesto l’annessione a Mosca. E questo ha portato la vicina Romania a sollecitare un ridispiegamento delle forze Nato nella regione.

Nel dibattito ha preso posizione il premier britannico Cameron, secondo il quale è fondamentale che l’Alleanza atlantica garantisca la sicurezza dei suoi membri e dei Paesi alleati. “Per questo – ha detto – sosteniamo gli Stati baltici in ciò che concerne la loro difesa. Questo è il nostro compito e siamo determinati a portarlo a termine”.

Tra i Paesi baltici, la Lettonia è quello dove la comunità russa è più consistente. In località come Daugavpils, nel sud est, il 51% dei residenti ha un passaporto russo.

E’ il caso di Fjodor Dubinin, che tuttavia esclude che in questa regione si ripeta ciò che è avvenuto in Crimea. “Non abbiamo bisogno di chiedere aiuto a Putin – dice – perché qui viviamo normalmente senza attriti”.

Altri si sentono invece discriminati. Da anni in Lettonia, non posseggono ancora la cittadinanza lettone, il diritto di votare o di accedere a impieghi statali.