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Bruxelles, accordo sul meccanismo unico di risoluzione bancaria

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Bruxelles, accordo sul meccanismo unico di risoluzione bancaria

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Un accordo sofferto e non esente da critiche, ma pur sempre un accordo. E così, dopo un negoziato fiume tra Parlamento europeo e Stati membri, ecco emergere il famoso meccanismo unico di risoluzione degli istituti di credito in difficoltà.

Dopo il primo pilastro dell’unione bancaria (il ruolo di supervisione della Bce) questa seconda grande riforma comporterà la creazione di un consiglio di risoluzione e di un fondo salva-banche finanziato dalle dirette interessate.

“Sono assolutamente convinto che questa riforma dell’unione bancaria sia una rivoluzione per il settore bancario europeo” commenta il commissario Michel Barnier.

“È probabilmente la riforma più significativa per noi europei dalla creazione dell’euro”, aggiunge.

Il fondo da 55 miliardi di euro sarà costituto nei prossimi 8 anni, con il 40% delle risorse in condivisione tra i Paesi sin dall’inizio, il 60% dopo due anni e il 70% dopo tre.

Troppo poco comunque, secondo i critici, considerato che, come voleva la Germania, nel frattempo non è stato previsto alcun paracadute di emergenza degli Stati o dello European Stability Mechanism.

Basta salvataggi con i soldi dei contribuenti: l’autorità potrà imporre perdite sui creditori, sugli obbligazionisti e persino sui conti correnti sopra i 100mila euro, come successo nel caso di Cipro.

L’altra critica che arriva è invece sul complicato processo decisionale. A dare il via al processo sarà la Bce. Poi interverrà il consiglio di risoluzione in differenti composizioni in base all’utilizzo del fondo. Infine, sul destino finale di una banca, decideranno insieme Commissione e governi.